Carabiniere ucciso a Roma: così si strumentalizza una morte
L’opinione di Francesco Leone

Carabiniere ucciso a Roma: così si strumentalizza una morte

Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma

Parti a confronto nell'analisi sulle fazioni prese dal pubblico dopo la morte del carabiniere Mario Cerciello Rega.

Cercare di tirare le somme, fare ordine su quanto accaduto a Mario Cerciello Rega non è affatto facile. È certo però che la morte del vicebrigadiere si sia trasformata in una lotta faziosa, aspra, che gioca sul corpo senza vita di un servo dello stato. 11 coltellate, il numero di fendenti inferti al carabiniere partenopeo, la dodicesima è arrivata quando la coscienza dell’uomo si era ormai dissolta da questo mondo: il momento esatto? Il giorno successivo al decesso quando dai sospetti nordafricani (e quindi dalla psicosi pregiudiziale razzista) si è passati alla verità in tinta statunitense, una realtà immortalata nell’orribile scatto di un uomo delle forze dell’ordine durante l’interrogatorio al compagno del 19enne americano, reo confesso dell’omicidio. Come populismo vuole, come da regolamento insomma, le due fazioni si scontrano nel bailamme della battaglia di chi lotta per considerare giusta l’umiliazione riservata all’amico di Finnegan Lee Elder e chi sostiene i diritti dell’uomo in (più o meno) qualsivoglia circostanza, o forse solo per schieramento preso.

Un carabiniere ucciso spacca il paese

L’errore di entrambe le parti risiede però nel non considerare il rispetto per un uomo che ha perso la vita, per la sicurezza, servendo il paese e non c’è ipocrisia in chi crede nello Stato.

Un esempio? È stato sollevato dall’esperienza di Pietro Grasso e dalla sua esistenza condotta lungo la linea della lotta alle mafie, una missione nobile che poneva avanti l’idea di un sistema pulito e non corrotto. Al contrario c’è chi all’interno del sindacato di polizia ha scelto la via insensata della protesta, pubblicando un selfie bendato e brandendo un coltello da cucina, assecondando così le voglie della Lega e di Matteo Salvini, volontà realizzate in un incomprensibile referendum sui social. E poi i funerali trasmessi in diretta sulle reti Rai e la domanda che sorge spontanea: perchè questi si e quelli di Antonio Megalizzi, il reporter morto durante l’attacco terroristico a Strasburgo, no? Ebbene si, esistono morti di serie b, strumentalizzazioni di seconda classe ma esiste anche il momento giusto per assicurarsi un po’ di rispettoso silenzio.

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Francesco Leone
Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.