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Coronavirus, scuole chiuse e la didattica ricade sui genitori

Con le scuole chiuse per l'emergenza Coronavirus la responsabilità della didattica ricade sui genitori. La lettera di una madre alla ministra Azzolina.

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Coronavirus: scuole chiuse, le responsabilità ricadono sui genitori

La scuola non riaprirà perché il governo sa chiaramente su chi contare. Le donne. Le madri. Le zie. Le nonne“. Con queste parole Penny, 45enne madre di due adolescenti, insegnante e blogger, sfoga la propria frustrazione online. In una lettera pubblicata sul suo blog la donna ha rimproverato la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di aver scaricato sui genitori responsabilità che spetterebbero alla didattica, ma che, con le scuole chiuse per l’emergenza Coronavirus, richiedono il sacrificio delle donne di famiglia.

Coronavirus, scuole chiuse: la didattica ricade sui genitori

Non riaprirà la scuola. Lo abbiamo capito. Qualcosa ripartirà, qualcuno per fortuna tornerà a lavorare, la fase due è pronta. La didattica, invece, rimarrà a distanza“. Comincia così la lettera di Penny, blogger e madre, che ha sfogato online la sua frustrazione per le misure previste a causa del Coronavirus per quanto riguarda la scuola.

La didattica a distanza, lamenta la donna, acuisce le differenze sociali, non tiene conto delle famiglie con figli disabili che avrebbero bisogno di un’assistenza dedicata, e, soprattutto, necessita “di una sorveglianza genitoriale per esistere“, soprattutto per gli studenti più giovani.

La scuola non riaprirà perché il governo sa chiaramente su chi contare“, continua Penny. Il riferimento è a quelle madri, zie, nonne che si prendono cura dei bambini a casa non solo con le normali attività casalinghe “da genitore”, ma aiutando nello svolgimento dei compiti, garantendo l’attuabilità dell’istruzione a casa e molto altro. Il rischio, continua Penny, è “tornare indietro di millenni.

Perché questo è un risparmio“.

Le donne sono la forza lavoro più flessibile, più ricattabile, meno pagata, sotto-inquadrata e più facilmente licenziabile“, scrive la blogger, “Il lavoro di cura, quello domestico, l’appoggio affettivo, relazionale delle donne è gratuito e ha un risparmio notevole per lo Stato“.

Un risparmio che Penny quantifica in 395 miliardi di euro.

“La didattica a distanza non funziona”

Almeno non fate finta che la didattica a distanza funzioni. Perché non è così“, continua la blogger. “Cara ministra, si fermi a guardare un bambino dietro allo schermo per due minuti e capirà da come si agita che qualcosa non va“, spiega Penny.

La didattica a distanza, racconta la donna sul suo blog, necessita della partecipazione genitoriale per funzionare. “Dietro a uno schermo“, specifica Penny, “da una parte c’è un insegnante (a volte, solo un’assegnazione di lezioni e compiti, perché nessuno ci ha istruito), dall’altra c’è sempre una madre che accende il computer, stampa schede, vigila ed è costretta a stare a casa“.

Non dite che la didattica a distanza funziona“, conclude la donna, “senza le madri è un castello di sabbia“.

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