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Coronavirus, in palestra impossibili allenamenti tra mascherine e distanze

Dopo l'emergenza coronavirus, la riapertura delle palestre "sarà un disastro". Lo spiega uno dei soci della palestra Fit Point di via Tarsia a Napoli.

coronavirus palestre
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La task force guidata da Vittorio Colao è al lavoro per definire la fase 2. Bisognerà riorganizzare i luoghi di lavoro, garantendo condizioni di massima sicurezza ai propri dipendenti. Distanziamento sociale e mascherine restano d’obbligo. Ma all’indomani dell’emergenza coronavirus saranno molte le attività che dovranno affrontare una dura crisi: le palestre temono sia impossibile proseguire gli allenamenti.

Come mantenere le distanze negli spogliatoi? E come fare attività fisica con la mascherina in volto?

Coronavirus, la crisi delle palestre

Per le palestre il coronavirus è un disastro. Come si faranno gli esercizi con le mascherine? Come si manterranno le distanze negli spogliatoi? Avremo costi enormi per la gestione delle strutture e degli attrezzi, che dovremo sanificare continuamente dopo ogni uso.

Mentre gli incassi saranno molto ridotti, perché dovremo scaglionare gli ingressi. Siamo chiusi da due mesi, ma quello che ci preoccupa di più è il futuro. Lo sfogo arriva da Pino D’Amato, uno dei soci della palestra Fit Point di via Tarsia, a Napoli. Un tempo c’era la Dynamic Center, una delle prime palestre della città. Stando a quanto dichiarato da D’Amato a Fanpage.it, il problema coinvolge molti suoi colleghi.

Infatti, ha commentato: “Moltissimi gestori hanno tali problemi, soprattutto nel centro storico di Napoli dove le palestre hanno dimensioni ridotte di 2-300 metri quadrati”. Quindi ha tenuto a sottolineare: “Nel centro storico gli affitti possono andare dai 3mila ai 7mila euro al mese, a seconda delle dimensioni delle palestre, costi che non sono sostenibili più”.

Sulla crisi che attualmente la sua attività sta affrontando, ha spiegato: “La palestra è chiusa da due mesi, ma le prime avvisaglie sono arrivate a febbraio, quando anche chi aveva l’abbonamento ha cominciato a non frequentare più. Intanto, la società di gestione ha interrotto i pagamenti dei canoni di affitto d’azienda e continua a pagare le utenze, l’affitto, i costi delle manutenzioni e quant’altro”. Quindi ha ricordato: “La FitPoint, come tante al centro storico, è una realtà di piccole dimensioni. Non ci sono grandi gruppi dietro. È gente che sgobba dalla mattina alla sera per garantire qualità, professionalità e istruttori preparati”. Poi il drammatico pronostico: Temo che in 3-4 mesi chiuderemo quasi tutti. Sono andati persi già due mesi, aprire a fine maggio o giugno, non si sa in che modo, significa arrivare a ridosso dell’estate, quando tradizionalmente le palestre non lavorano”.

I dubbi sul futuro

A Pino D’Amato è stato chiesto come immagina il suo futuro. A tal proposito, ha confidato: Non sono molto ottimista, purtroppo. Rispettare la distanza sociale può essere possibile in ambienti di 5mila metri quadrati. Ma nelle palestre di quartiere che vanno da 250 a 800 metri quadrati come si fa?”.

Quindi ha spiegato:Se prima facevi entrare 20 persone, adesso ne entreranno 5. Gli attrezzi sono uno accanto all’altro. Non li usiamo più? Però paghiamo le manutenzioni. Montare dei divisori mi sembra difficile. E già si è speso tanto. Tra febbraio e marzo i costi di gestione sono aumentati per acquisti di gel igienizzanti, spruzzini, sanificazione, candeggina, guanti, teli di carta, tutti questi soldi come si potranno mai recuperare? Senza contare che molti attrezzi sono in affitto o comprati tramite finanziamenti di cui bisogna onorare le scadenze. In questa situazione è impossibile fare qualsiasi progetto”.

Come fare con gli abbonati

Gli abbonamenti precedentemente attivati sono un altro problema per D’Amato e i suoi colleghi.

A tal proposito, nell’intervista a Fanpage.it, ha dichiarato:Lo zoccolo duro dei clienti sono abbonati semestrali e annuali, mentre gli utenti saltuari e gli studenti sono di meno. Il governo dovrebbe dare delle indicazioni. La chiusura, con la relativa interruzione dell’abbonamento, è stata imposta a livello nazionale, non è causata dalle palestre. Non so come si farà altrimenti”.

Lo Stato sta aiutando?

“Per noi si è fatto poco o nulla”, ha detto Pino D’Amto riferendosi a eventuali aiuti forniti dallo Stato.

E ancora: “Hanno concesso il credito d’imposta al 60% sui fitti. Ma le palestre sono per lo più associazioni sportive. Hanno un regime fiscale diverso da quello ordinario. Sarebbe stato meglio dare lo sgravio ai proprietari, piuttosto che agli affittuari. È anche interesse del governo aiutarci. L’attività fisica contribuisce alla salute del corpo e fa risparmiare allo Stato sulla spesa sanitaria. Lo sanno tutti, l’esercizio fisico unitamente ad uno stile di vita sano, contribuisce scientificamente al benessere della popolazione. E in Italia la percentuale di persone che frequentano le palestre è ancora molto bassa nei confronti di altri paesi europei”.

Quindi ha aggiunto: “In Fit Point ci sono istruttori competenti, laureati e certificati, che aiutano tante persone con pratiche sportive e riabilitative anche in acqua. Queste persone che trovano giovamento dalla pratica sportiva, come faranno quando le palestre continueranno ad restate chiuse?”.

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