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Coronavirus, fase 2: manca poco ma i contagi non si sono stabilizzati

A pochi giorni dall'avvio della fase 2, i contagi da coronavirus sono ancora molti: gli studiosi chiedono maggior cautela e prudenza.

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Mancano ormai dieci giorni all’avvio della fase 2 dell’emergenza coronavirus che porterà alla riapertura di alcune attività, ma stando al bilancio giornaliero dei casi, i contagi non sembrano ancora essersi stabilizzati. Se infatti da una parte aumentano i guariti e diminuiscono i ricoveri e i decessi, dall’altra il numero delle diagnosi positive continua a essere alto.

Coronavirus, fase 2: ancora troppi contagi

A lanciare l’avvertimento è stata la fondazione Gimbe che ha realizzato dei grafici che mostrano l’andamento dei contagi. Osservandoli emerge che alcune regioni e numerose province sarebbero ancora in piena fase 1. E soprattutto se la scelta di riaprire si dovesse mostrare errata, gli effetti negativi si vedrebbero soltanto dopo due o tre settimane, troppo tardi a quel punto per contenere la diffusione dell’infezione.

Il dottor Nino Cartabellotta, presidente della fondazione, ha sottolineato che “il trend è in ulteriore miglioramento sul versante ospedaliero, in particolare sulle terapie intensive, ma non ancora sul numero di contagi e decessi“. Tenendo infatti conto della settimana dal 15 al 22 aprile, i dati dicono che le persone ricoverate con sintomi sono state 3.383 in meno e quelle intubate in terapia intensiva sono scese di 695 unità.

A fronte di questo miglioramento si sono però registrati ben 22.175 casi positivi e 3.340 decessi in più. Cifre ancora elevate che dovrebbero spingere ad una maggior cautela e prudenza se non si vuole rischiare una nuova impennata dei casi. La fondazione Gimbe ha infine ricordato che la stessa Commissione Europea ha definito fondamentale ridurre e stabilizzare i nuovi casi per un periodo di tempo prolungato prima di avviare la fase 2.

Invece a dieci giorni dalla possibile ripartenza “il numero dei nuovi casi in Italia rimane elevato e non ha affatto raggiunto nessuna stabilizzazione prolungata“.

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