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Il tema di Paola Banfi: “Caro Covid, tu non mi hai preso”

Un tema commovente quello scritto da Paola Banfi, studentessa di terza media, per commemorare i suoi parenti morti per il Covid.

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Il bellissimo tema di Paola Banfi, studentessa di terza media

Chi pensa che il Covid sia ancora oggi un complotto e non esista dovrebbe prendersi cinque minuti di tempo e leggere il bellissimo (e commovente) tema scritto da Paola Banfi, una studentessa di 14 anni della fondazione Grossman di Milano, per gli esami di terza media.


La giovane ragazzina, in meno di due mesi, ha visto spegnersi metà della sua famiglia: i suoi affetti più cari sono venuti meno a causa delle complicanze del Coronavirus. Nel lungo testo, addirittura, la piccola Paola riesce a trovare dei lati positivi: la passione per la scrittura, scoperta proprio durante il periodo del lockdown e ‘solcata’ come rifugio personale.

Il tema di Paola Banfi sul Covid

Ed è un tema davvero commovente quello scritto da Paola Banfi, studentessa di terza media. Che inizia così: “Signor Covid, tu mi hai costretta a stare in casa, a non poter più giocare a pallavolo, a non poter più andare a scuola e ridere e scherzare con i miei amici. Ma questo non ti bastava, ti sei preso anche mio nonno. E mia zia e mio zio”.

Un susseguirsi di perdite gravi che, però, non hanno scalfito la giovane 14enne: “Sembra che tu mi abbia fatto del male – scrive rivolgendosi al Coronavirus -, sembra che io abbia passato tre mesi di tristezza, di prigionia, trascorrendo le giornate a piangermi addosso e a mangiare. Ma ti assicuro che non è così, non mi hai presa. Signor Covid, tu non mi hai presa, non mi hai messo in prigione, anzi sono stata libera, mi hai fatto conoscere lati di me stessa che non conoscevo e mi hai fatto capire che la vera prigionia era il modo in cui vivevo prima: quando andavamo a scuola mi sentivo perennemente in competizione con qualcuno, dovevo sempre mostrare il lato migliore di me, vestirmi di marca, mettere maschere per farmi accettare…”.

Grazie al Coronavirus la piccola Paola Banfi rivela di essersi scoperta: “Mentre ora sono me stessa, mi sono conosciuta. Ho capito che se non mi piace quello che vedo devo cambiare modo di guardarlo. Ho capito che senza essere me stessa non potevo essere felice, ho capito che il mondo è pieno di persone che mi accettano per come sono, ma altrettante che non mi sopportano e va bene così, perché non devo piacere a tutti. Signor Covid, non solo mi hai fatto capire questo ma mi hai anche fatto appassionare alla letteratura”.

La passione per la scrittura

Nel lungo tema scritto da Paola Banfi, studentessa milanese, si fa riferimento proprio a una nuova scoperta: la passione per la scrittura.Mi ha accompagnato in tutti questi mesi: scrivevo spesso, quando stavo male, quando ero felice o arrabbiata. Scrivevo quando volevo, ma soprattutto quando ne avevo bisogno. La scrittura mi ha fatto compagnia, potevo scrivere di tutto e mi sentivo libera nello sfogarmi, nel raccontare le mie giornate in una nota sul mio cellulare. Ormai ho le note piene di pensieri, lettere senza destinatario, sfoghi e gioie, insomma nella scrittura ormai c’è la mia vita”.


Un rifugio per comunicare con il compianto nonno: “Mi ha fatto compagnia quando la mattina guardando il cielo vedevo la faccia di mio nonno, ma al posto di sorridere piangevo, perché mi mancava, e allora improvvisavo lettere e poesie indirizzate a lui”.

Eppure, nell’innocenza dei quattordici anni, Paola si chiede perché: “Questa passione per la scrittura è venuta fuori solo ora, se ce l’ho sotto il naso da anni? A questa domanda ho risposto tante volte che, forse, mi sono appassionata alla scrittura perché ne ho capito il senso a lezione. Ho capito che i libri che leggevamo in classe non erano lettere messe a caso da persone che un giorno si sono svegliate e hanno detto: ‘Dai, oggi scrivo l’Odissea!’. No, non è così, ho capito che dietro queste parole c’erano i pensieri, la vita, gli attimi, le circostanze che qualcuno teneva a raccontarci. Ho capito che nemmeno una storia per bambini è scritta per caso”.

“Grazie signor Covid”

Ed è per questo che la Banfi ha capito che effettivamente niente è per caso: “Mi è venuta questa passione perché leggendo i libri era come se vivessi la vita del protagonista o dello scrittore del libro. Insomma, vivevo una vita diversa dalla mia, da cui però potevo trarre qualcosa, potevo portarmi a casa una storia. E da qui, capendo il senso della letteratura, mi è venuta la passione per la scrittura e la lettura e anche se non leggo ancora molto, ho fatto molti passi avanti rispetto al passato”.

Un motivo per ringraziare il ‘signor Covid’: “Perché stando in quarantena mi sono accorta che, come abbiamo letto molte volte in classe, si può essere liberi anche se apparentemente sembra di non esserlo”.

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