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Focolaio in Veneto, sindaco difende l’imprenditore: “Non è un untore”

Il sindaco difende l'imprenditore accusato di aver dato vita a un nuovo focolaio in Veneto: "Si è comportato con leggerezza, ma non è un untore".

focolaio azienda agricola mantova

Versa in gravi condizioni l’imprenditore accusato di aver generato un nuovo focolaio in Veneto. Il figlio ha ammesso gli errori compiuti dal padre, ma il sindaco cittadino lo difende: “Non è un untore”.

Focolaio in Veneto, sindaco difende l’imprenditore

Intervistato da Open, il primo cittadino della provincia veneta da cui proviene l’imprenditore malato di Covid-19 ha preso le difese del suo concittadino.

“Mi risulta difficile credere che abbia fatto l’untore. Sicuramente si è comportato con leggerezza, aveva dei sintomi che non ha voluto interpretare come sintomi del Covid”, è la sua premessa.

Tuttavia, per il sindaco è esagerato sostenere che, pur sapendo di essere positivo, il manager scorazzasse per i paesi limitrofi.

Sull’imprenditore risultato positivo domenica 28 giugno dopo un viaggio in Serbia e ora al centro delle polemiche per gli spostamenti avvenuti nei giorni precedenti alla diagnosi, ha commentato: “Prima di lui altri due casi”. Poi si è detto d’accordo con il governatore Luca Zaia: “Il Tso, il trattamento sanitario obbligatorio, serve”.

Quando è stata attestata la positività dell’imprenditore, il sindaco era all’estero.

“Sono rientrato la sera successiva. Però già nel corso della giornata avevo ricevuto la notizia da una fonte affidabile ma non ufficiale. Sono rientrato in paese nella tarda serata e ho trovato conferma del dato sulla piattaforma dell’Ulss”.

Sul comportamento del concittadino, il sindaco ha commentato: “L’ho conosciuto un paio di mesi fa. Ne avevo sentito parlare perché è un residente del nostro Comune da qualche anno, anche se la sua attività è nei Comuni limitrofi. Sul comportamento che è stato descritto dai media non mi pronuncio, però ho anche qualche riserva. Da quel che mi risulta, dal suo primo ricovero in pronto soccorso poi non ha più avuto contatti con l’esterno. Ha rifiutato il ricovero, è stato dimesso su sua richiesta, però ha raggiunto l’abitazione e non si è più mosso da lì. Il sindaco non crede sia un untore né un irresponsabile, ma precisa: “Detto questo, non che sia un comportamento da approvare, ma neanche lo possiamo mettere al rogo, no? Da quel che mi risulta la situazione è un po’ meno fosca di come è stata dipinta finora”.

Da Open domandano al sindaco se è stato possibile ricostruire con certezza gli spostamenti in Italia del manager prima del 28 giugno. A tal proposito, il primo cittadino veneto ha spiegato: “Sinceramente non è di mia competenza. Abbiamo già avuto, nei mesi scorsi, delle persone residenti interessate dalla positività e le abbiamo sempre gestite. Il vantaggio di essere in un paese piccolo è che il fattore umano conta tantissimo. O direttamente o indirettamente si riescono a reperire notizie che in altri luoghi non sarebbero possibili. Gli spostamenti precedenti alla giornata di domenica 28 li ho appresi dalla stampa e dai comunicati vari. Ho avuto anche degli scambi con i colleghi sindaci di zona, interessati dalle attività del manager. Però non so dire con certezza dove si sia spostato”.

Il Tso e la reazione della comunità

Sul Tso “concordo pienamente” con il governatore Luca Zaia. “Nel caso mio specifico nei mesi scorsi abbiamo avuto due soggetti che hanno avuto comportamenti discutibili. Uno in particolare. So che cosa vuol dire essere inermi. In questi casi specifici credo che sia doveroso il ricovero coatto”.

Per quanto accaduto all’imprenditore, ha precisato: Non parlerei di focolaio. Abbiamo solo un caso conclamato positivo. Abbiamo avuto dei contatti stretti e meno stretti che sono già sotto osservazione. La notizia ai media è arrivata con qualche giorno di ritardo. Come abbiamo fatto nelle situazioni precedenti, parlo per me ma credo di esprimere il sentimento anche dei sindaci di zona, abbiamo sempre gestito con le istituzioni ogni situazione, ovvero: Ulss, Comune e forze dell’ordine. Anche in questo caso è stato applicato lo stesso metodo”.

Sulla reazione della comunità, invece, ha spiegato: Veniamo da una situazione pesante. Io parlo come amministratore. Una situazione sfiancante dal punto di vista psicologico. Abbiamo iniziato a febbraio, siamo geograficamente molto vicini al paese di Vo’ Euganeo. Sembrava che ci fosse un allentamento della situazione, invece bisogna sempre ricordare che il problema è latente e non ancora risolto. Si è detto soddisfatto, perché il suo paese “ha risposto bene anche in questo caso specifico”. E ancora: “Non ho trovato allarmismi particolari. Noi, un po’ in silenzio e un po’ nell’ombra, abbiamo subito preso in mano la situazione e abbiamo cercato anche di gestirla. Mi pare che fino adesso ci siamo riusciti anche abbastanza bene. Spero che la situazione si risolva positivamente, soprattutto per l’interessato, che è attualmente ricoverato, e per i familiari. Spero che il clamore si sgonfi un attimo così da ritornare alla quotidianità”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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