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L’opinione di Natale Cassano

Riapertura delle scuole, così l’istruzione rischia di diventare un lusso per pochi

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Tra possibili licenziamenti e smart working per pochi, la riapertura delle scuole potrebbe farci fare un salto indietro di decenni.

Riapertura delle scuole, così l'istruzione rischia di diventare un lusso per pochi
Riapertura delle scuole, così l'istruzione rischia di diventare un lusso per pochi

All’avvio del nuovo anno scolastico ormai mancano poco più di tre settimane. E tra banchi monoposto distanziati e dibattiti su mascherine sì/mascherine no, in molti non si accorgono che ritorno a scuola potrebbe segnare un punto a favore della dispersione scolastica.

Lo spunto per parlarne lo dà il Messaggero. Il dramma di questo periodo di incertezza esplode sin dal titolo dell’articolo: “Genitori ritirano i figli dalla scuola: ‘Troppi rischi, se si contagiano finiamo in quarantena e addio lavoro’”. Per quanto la vicenda raccontata sia riferita al Trevigiano, mostra un preoccupante trend che rischia di estendersi a tutta la penisola, visti le poche sicurezze che hanno i lavoratori, unite alle incertezze su un ritorno davvero sicuro sui banchi per gli studenti oltre la scuola dell’obbligo.

Riapertura delle scuole: le conseguenze del dl Agosto

Per accorgersene basta dare un’occhiata all’ultimo dl licenziato dal Governo Conte, il 104/2020, detto ‘decreto Agosto’. Qui la disciplina del licenziamento per le aziende cambia rispetto al lockdown: si può dire addio al proprio dipendente, facendo qualche rinuncia. Oltre ai casi straordinari (cambio appalto aziende in liquidazione con cessazione totale dell’attività, i fallimenti privi di esercizio provvisorio e licenziamento sulla base di un accordo sindacale) si può infatti avviare la mobilità in uscita anche se il datore di lavoro non utilizzato ammortizzatori sociali nei mesi di maggio e giugno, rinunciando al contempo, per il periodo successivo all’entrata in vigore del dl Agosto, a chiedere ulteriori settimane di cassa integrazione.

Tradotto: è più facile lasciare a casa un lavoratore che è in quarantena perché un familiare stretto ha contratto il Covid. D’altronde non tutte le aziende possono applicare lo smart working – pensiamo ai lavori ‘di fatica’ come quelle del settore siderurgico o per la ristorazione – e tenere un operaio a casa per due settimane, dovendo pure assumere temporaneamente un sostituto, è un costo che non tutti possono affrontare, ancor di più in una nazione che da poco si è ripresa dalla stretta del lockdown.

Un lusso per pochi

Ed è proprio questa mancanza di supporto dal Governo che sta spingendo le famiglie con maggiori difficoltà economiche a dover fare una scelta: l’istruzione del figlio o la certezza di uno stipendio. Che il Covid-19 potesse portare a uno spopolamento delle classi, forse a inizio pandemia non ce lo saremmo aspettati. Il fenomeno ha però radici più profonde, nasce da un’insicurezza derivata dalla mancanza di meccanismi paracadute per i lavoratori, costretti a barcamenarsi in un’economia, come quella italiana, che vede sempre più un calo dei consumi.

E che in presenza di un nuovo lockdown rischierebbe seriamente il collasso.

Non ce lo possiamo permettere, è vero, così come non possiamo permettere che la paura ci faccia fare un salto indietro di decenni, quando la scuola era un ‘lusso’ per ricchi. E a tutti gli altri bambini toccava lavorare, spesso nei campi. Il rischio invece è che ora i ragazzi rimangano a casa, ma per permettere ai genitori di lavorare in sicurezza. E per loro, quando usciremo dall’incubo di questa pandemia che ha cambiato del tutto la nostra quotidianità, il futuro potrebbe rimanere annebbiato e incerto.

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).


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Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).

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