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Covid, quando finirà la pandemia: buone speranze per il 2021

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Le risposte degli esperti sono unanimi: quello che verrà non sarà un anno funesto come il 2020

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Per molti esperti il nuovo anno vedrà la fine della pandemia da Covid 19. Almeno questa è l’opinione più diffusa tra i virologhi intervistati dall’AdnKronos. Per raggiungere l’immunità di gregge sarà necessario vaccinare però il 60-70% della popolazione. Un obbiettivo raggiungibile entro fine estate/inizio autunno.

Tra i primi a esserne convinti troviamo il presidente Giuseppe Conte. A Porta a Porta ha dichiarato: “La previsione è arrivare a 10 o 15 milioni di cittadini sottoposti a vaccinazione per avere un impatto significativo. Dovremmo arrivarci ad aprile”.

Covid, quando finirà la pandemia

Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco è presto per cantare vittoria. I dispositivi di protezione per lui andranno indossati “fino a quando non avremo il 70% di vaccinati”.

E dunque non prima del prossimo autunno. Sulla questione è poi intervenuto anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, “il 2021 sarà molto meglio del 2020. Sarà l’anno del vaccino e della vaccinazione di massa, se saremo bravi tutti noi a convincere chi è scettico. Se lo faremo arriveremo tra l’estate e l’autunno ad avere 40 mln di persone immunizzate”.

“Sarà un anno di rinascita e speranza dal punto di vista umano, ma anche di ripartenza per l’economia – continua Bassetti -.

Avremo dei casi, si parlerà di ondate almeno per gennaio-febbraio. Ma sarà anche l’anno della consapevolezza: ci saranno tanti vaccini e questo deve farci sperare per il meglio”.

Ottimista anche Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore regionale alla Sanità della Puglia. “Il 2021 – dice -, già in estate, potremo considerarlo l’anno della svolta. I vaccini ci aiuteranno a lasciare alle nostre spalle questo incubo“. E ancora: “Gli elementi per confidare nel fatto che la vaccinazione possa mettere la parola fine alla pandemia ci sono tutti. Davvero l’invito a tutti è al massimo della prudenza. Il fatto che persone che non si sono frequentate nelle scorse settimane o mesi si riuniscano al chiuso magari mangiando insieme è una opportunità di diffusione del contagio enorme. Serve un po’ di (ulteriore) pazienza e prudenza”.

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.


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Mattia Pirola

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.

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