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L’opinione di Natale Cassano

Procida Capitale della cultura 2022, evitiamo che la vittoria si trasformi in un boomerang

A Procida è in gioco un’occasione importante, che per l'isola (e per l'Italia intera) può essere benedizione o maledizione.

procida capitale italiana della cultura 2022

Procida sarà la Capitale italiana della cultura 2022. Il verdetto è stato svelato in diretta video dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, rimarcando che la scelta dell’isola campana “ci accompagnerà nell’anno della ripartenza. Oggi è un segnale per guardare al futuro”.

Tra le tante candidature forti arrivate in finale – Procida ha superato la concorrenza di Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra – a convincere la giuria è stato il dossier di eventi in programma, intitolato non a caso “La cultura non è un’isola“.

Ed è proprio da questa connotazione geografica che bisogna partire per scongiurare che la vittoria di Procida si trasformi in un boomerang per l’economia del comune, un po’ com’è stato per le Olimpiadi del 2016 in Brasile, che hanno lasciato le città scelte per ospitare i match nella stessa povertà, ma con stadi innovativi che oggi si ergono come cattedrali nel deserto in una realtà dalla forte disuguaglianza sociale. Un paragone forzato forse, ma che può essere una parabola per ricordare come pesanti investimenti derivati da un evento di interesse nazionale/globale non sempre portano un effettivo vantaggio al territorio.

Per questo bisognerà che a livello regionale e locale i fondi che saranno sfruttati per organizzare gli eventi, vedano anche un’adeguata strutturazione delle infrastrutture legate all’evento, che non possono non tenere conto del fatto che Procida sia un’isola. Pensiamo ai trasporti: sono circa 20 i collegamenti giornalieri in traghetto con Napoli, uno dei porti maggiormente serviti. Un numero che dovrà per forza crescere per poter assecondare l’importante flusso turistico che deriverà dalle iniziative che saranno programmate nell’ambito di Procida Capitale della Cultura 2022.

Di pari passo dovrà essere potenziato l’aeroporto di Capodichino, primo crocevia degli arrivi da fuori regione. D’altronde l’abbiamo visto con Matera, che nell’anno di programmazione come Capitale italiana della Cultura, ha visto 70 mila ‘passaporti’ venduti – il documento pensato per assistere a tutte le manifestazioni in programma – di cui il 65% era costituito da turisti.

Procida Capitale italiana della cultura 2022 sarà, naturalmente, anche un’occasione di sviluppo economico cittadino, con attività commerciali e servizi che saranno sicuramente ‘riadattati’ per venire incontro alle esigenze dei turisti. Un processo che rischia di danneggiare i residenti. Come? Intanto con una crescita dei costi della vita, già elevati in un’isola che ha fatto del turismo il suo volàno economico principale. Stesso dicasi per il mercato immobiliare: con tante abitazioni “riadattate” a bed and breakfast per sfruttare l’onda lunga della premiazione, sarà sempre più complesso trovare una sistemazione a basso prezzo. In un periodo che non si limiterà solo all’estate, come invece era avvenuto finora.

Un ragionamento che va riadattato anche ai turisti stranieri: Procida si gioca un’occasione importante e se la proclamazione a Capitale italiana della Cultura sarà vista come occasione per ottenere il massimo beneficio economico, il rischio è di rovinare anche la nostra immagine all’estero.

Insomma, un ragionamento – anche per la politica – che deve partire dal mare, l’elemento che per l’isola può essere benedizione o maledizione. L’ha ricordato anche il sindaco di Procida, Dino Ambrosino: “Il Mibact ha premiato Procida che si è proposta come elemento di legame, anche il mare è un’opportunità non un elemento di isolamento”.

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