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Effetto Twitter: tutte le aziende passate allo smart working permanente

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In tempi di coronavirus, tante aziende hanno sperimentato lo smart working. Ora alcune pensano a una soluzione permanente.

Benefici dello smart working

Non solo Twitter: dopo l’annuncio del CEO Jack Dorsey, sono tante le aziende nel mondo passate allo smart working permanente. È la svolta della pandemia, stando a quanto riferisce gran parte dei dipendenti coinvolti. Le prime a raccogliere il testimone di Twitter sono state Facebook e Google: fino a dicembre, chi lo desidera potrà lavorare da casa.

Un vantaggio per l’azienda. E per i lavoratori?

Da Facebook a Google, le aziende smart

Stando a quanto riportato da Twitter, il lavoro da casa è stato produttivo tanto quanto quello svolto negli open space in precedenza.

Una buona ragione per incentivare i dipendenti a continuare a lavorare in smart working almeno fino al 31 dicembre. Per tutto il 2020, Twitter ha inoltre sospeso eventi in presenza e ha annunciato la riapertura dei suoi uffici “almeno a settembre“, con gradualità. Nella Silicon Valley, i colossi del tech Facebook e Google hanno seguito il suo esempio: i dipendenti potranno lavorare in smart working per tutto il resto dell’anno.

E le aziende in Italia?

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Enel, per esempio, ha suddiviso i suoi dipendenti in tre fasce. Nella prima fascia rientra il personale che è dovuto rientrare a partire dalla Fase 2, come gli operativi. Nella seconda fascia sono inclusi i dipendenti che accedono sul posto di lavoro almeno due volte a settimana. E infine i dipendenti di terza fascia, che potranno lavorare da casa fino al 31 dicembre.


Smart working e il Decreto Rilancio

Lo smart working è anche incentivato nelle misure di aiuto alle famiglie dell’ultimo Decreto Rilancio. Il documento, infatti, prevede che i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con un figlio minore di 14 anni possano chiedere lo smart working purché nel nucleo familiare non vi sia una altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito o un genitore che non lavora.

Le aziende, intanto, si stanno adeguando, soppesando costi e benefici del “lavoro agile”

I vantaggi dello smart working permanente

Lavorare in smart working ha i suoi vantaggi. I dati di uno studio dell’Osservatorio del Lavoro Agile del Politecnico di Milano mostrano un aumento della produttività dei dipendenti di circa il 15%. Lavorare agile premia l’azienda in termini di produttività, ma anche economici. Secondo il report, per ogni dipendente si possono risparmiare anche 4mila euro all’anno, fra benzina, abbonamenti e pranzi. Lo smart working favorisce l’accessibilità e l’inclusione per i lavoratori diversamente abili.

La soluzione green per le aziende

Il lavoro agile fa bene anche all’ambiente. L’azienda riduce il costo energetico, ma non solo. Il Politecnico di Milano ha calcolato una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 135Kg su una media di 40 km percorsi per il lavoro. Secondo un’indagine di Enea, lavorare da casa ha effetti benefici più estesi: si riduce la congestione del traffico, e parallelamente anche lo stress. In Italia sarebbe una svolta: secondo l’INRIX 2018 Global Traffic Scorecard, Roma è la seconda città più congestionata al mondo – il doppio di New York.

Adottare lo smart working alleggerirebbe le strade della città, così come la salute fisica e mentale degli stessi lavoratori.

Marco Grieco, lucano classe 1987, è giornalista. Archeologo di formazione, è cresciuto a pane e giornalismo, conseguendo un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Si occupa di inchieste sociali e politica estera, ma non disdegna la cultura e i temi pop. Curioso instancabile, ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, dove ama dare occhi e voce alle notizie nel mondo. Collabora con Notizie.it.


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Marco Grieco

Marco Grieco, lucano classe 1987, è giornalista. Archeologo di formazione, è cresciuto a pane e giornalismo, conseguendo un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Si occupa di inchieste sociali e politica estera, ma non disdegna la cultura e i temi pop. Curioso instancabile, ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, dove ama dare occhi e voce alle notizie nel mondo. Collabora con Notizie.it.

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