L’arrivo della maestra Lidia Camilla Vallarolo alla casa famiglia di Vasto apre uno spazio di cura e attenzione per i piccoli della famiglia nel bosco. A sessantasei anni, con quarant’anni di esperienza alle spalle, affronta questa nuova sfida con prudenza e rispetto, privilegiando l’osservazione e l’insegnamento rispetto a giudizi affrettati. Ecco le sue parole, come riportato dal Corriere, dopo il primo incontro.
Famiglia nel bosco, la maestra dopo il primo incontro: un approccio paziente e rispettoso
Lidia Camilla Vallarolo, maestra in pensione con quarant’anni di esperienza alle spalle, non ama la fretta. All’uscita dalla sua prima giornata nella casa famiglia di Vasto, davanti ai cronisti in cerca di indiscrezioni sui piccoli Trevallion, ha risposto con calma: “Non giudico, insegno“.
A sessantasei anni, affronta questo nuovo incarico con prudente ottimismo: “Io ho visto solo dei bimbi belli e bravi“, confida al telefono, “ma un’ora e mezza è troppo poco per formarsi un’opinione. Occorre più tempo“.
L’insegnante descrive l’ambiente come sereno e organizzato: “Un’aula luminosa, come altre. E i bimbi erano seduti dietro al banco“, racconta, sottolineando come anche la presenza di un adulto a distanza, come Catherine, abbia dato sicurezza ai bambini.
Famiglia nel bosco, la maestra dopo il primo incontro: “Bimbi tranquilli e collaborativi”
Con gesti di incoraggiamento e attenzione, Vallarolo ha instaurato un clima di ascolto e concentrazione: “Sono stati seduti al loro posto con educazione, mi sono sembrati tranquilli e volenterosi, credo si possa lavorare bene“.
Il lavoro educativo con i piccoli Trevallion segue un approccio flessibile e personalizzato. “Il mio è un approccio fonematico, studiamo i suoni corrispondenti alle lettere dell’alfabeto“, spiega, “ma non applicherò questo schema con rigidità. Con il tempo, vedendo come reagiranno, lo modulerò secondo le loro esigenze“. Il programma prevede incontri frequenti, quattro volte a settimana, con possibilità di interventi individuali o di gruppo, per favorire un percorso graduale di apprendimento.
Pur consapevole delle valutazioni critiche contenute nella documentazione dei servizi sociali, Vallarolo evita giudizi prematuri sulle competenze linguistiche dei bambini: “È ancora presto per stabilire le lacune“. La comunicazione avviene esclusivamente in italiano, con esercizi pratici e attività concrete, come leggere favole o giocare con le lettere in legno.