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Ferragni tra ripresa economica e contenziosi: i dettagli delle cause pendenti

Ferragni tra ripresa economica e contenziosi: i dettagli delle cause pendenti

Chiara Ferragni affronta tre cause milionarie e un debito con l'Antitrust, mentre le sue società mostrano segnali di ripresa

Chiara ferragni, l’influencer cremonese, ha chiuso un capitolo difficile con il proscioglimento dall’accusa di truffa aggravata legata al Pandoro-gate. Tuttavia, le conseguenze di quella vicenda continuano a pesare sul suo impero imprenditoriale. Tra cause milionarie e un impegno con l’Antitrust, la situazione è ancora complessa.

Le tre cause milionarie che minacciano l’impero di Ferragni

Secondo quanto emerso, Ferragni deve affrontare tre contenziosi legali di notevole entità. Due di queste cause sono in fase avanzata: una promossa da Safilo il colosso degli occhiali che richiede 5,9 milioni di euro e l’altra da Angelini Beauty per cui l’influencer avrebbe dovuto lanciare una linea di profumi nel 2026. La terza causa, ancora in fase preliminare, è stata avviata da Swinger International gruppo titolare del marchio Genny e licenziatario di Just Cavalli e Versace Jeans Couture.

Il solo contratto sopravvissuto al Pandoro-gate

In mezzo a queste difficoltà, un raggio di sole per Ferragni è rappresentato dal contratto commerciale con Morellato l’unico che è sopravvissuto alla tempesta del Pandoro-gate. Questo accordo rappresenta un punto di stabilità in un contesto altrimenti turbolento.

L’accordo con l’Antitrust e i tagli ai costi

Ferragni ha sottoscritto un accordo con l’Antitrust che la obbliga a versare 800.000 euro in beneficenza entro un triennio. Questo impegno, sebbene non immediato, rappresenta un’ulteriore pressione finanziaria. Nel frattempo, il manager Claudio Calabi nominato per risolvere i problemi imprenditoriali, ha annunciato un aumento di fatturato per la società Fenice che nel 2026 ha registrato introiti per 2,7 milioni di euro.

Calabi ha anche rivelato che il passivo della società è stato contenuto a 64.679 euro. Per ridurre i costi, ha tagliato il suo compenso da 220.000 a 120.000 euro l’anno e quello da amministratore della holding Sisterhood da 70.000 a 20.000 euro rinunciando complessivamente a 150.000 euro.

La situazione delle altre società di Ferragni

Nonostante i segnali di ripresa, la società Tbs Crew ha registrato una perdita di 813.505 euro nel 2026. Questo dato evidenzia come le difficoltà economiche non siano ancora del tutto superate. Tuttavia, la holding Sisterhood che controlla tre società tutte in perdita, è riuscita a chiudere il 2026 con un utile di 1.245.500 euro grazie a proventi dalle partecipate.

L’obiettivo dichiarato da Calabi è quello di consolidare la ripresa delle attività mantenendo una struttura dei costi particolarmente efficiente in considerazione della riduzione degli effetti negativi derivanti dal procedimento giudiziario. Nonostante le sfide, l’impero di Ferragni sembra essere in grado di resistere e adattarsi alle difficoltà.

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