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Ivan Cottini: “Ho pensato di farla finita, ora sogno di tornare a ballare a Sanremo”

La danza come rinascita dopo la diagnosi di sclerosi multipla e il sogno di tornare sul palco dell'Ariston: Ivan Cottini si racconta a Notizie.it.

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Quando gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla, Ivan Cottini aveva solo 27 anni e si sentiva “padrone del mondo”. Da un giorno all’altro, la sua realtà è andato in pezzi e ha dovuto adattarsi a una nuova, una in cui quella che può essere vista come una debolezza – la disabilità – potesse diventare la sua forza.

Una realtà in cui non nascondere la propria malattia ma vivere combattendo ogni giorno e prendendo tutto ciò che di buono la vita ha da dare, con un sogno sempre nel cassetto: un ultimo ballo a Sanremo.

Ciao Ivan, come stai?

È un periodo un po’ così così, ma dopo alcune terapie che sto facendo in questi giorni tornerò forte come prima.

Sei sempre un esempio di grande forza. Nella tua vita c’è un prima e un dopo che è segnato dalla malattia.

Come è cambiata la tua vita con la diagnosi e come hai reagito?

È stato un colpo molto duro. Mi sono addormentato che stavo benissimo, mi sentivo padrone del mondo, e mi sono svegliato che non stavo più in piedi, non vedevo da un occhio e mi ero fatto la pipì addosso. Nel giro di qualche settimana è arrivata la diagnosi di sclerosi multipla in stadio avanzato. È crollato il mondo addosso a me e a tutti i miei cari, tutti quelli che mi stanno attorno.

I primi 8-10 mesi è stata durissima, vedevo e sentivo il mio corpo cambiare, non avevo più il controllo su di lui. In più di un’occasione ho pensato di farla finita.

Dove hai trovato la forza per andare avanti?

Non lo so, forse sono stati due i fattori. Uno è stato l’ennesimo pianto di mia madre, a cui volevo dimostrare che potevo continuare a combattere. Il secondo è che ho capito che a 27 anni non puoi stare seduto a fare il malato e osservare la tua vita che ti scorre davanti.

Io la mia vita me la voglio giocare anche da malato. Se il destino ha deciso questo, perché sprecarlo stando seduto a piangere ogni giorno? Me la giocherò consapevole di quello che ho.

Parlavi della tua famiglia, di tua madre. Hai anche una figlia, con cui anni fa avevi realizzato un bellissimo calendario. Come le hai spiegato la malattia?

Non ho mai dovuto spiegare niente, perché è cresciuta vedendomi già malato. Anzi, oggi è lei spesso che mi ricorda di prendere le medicine, che mi dice di fare attenzione a non cadere… Una cosa bellissima è che fin da piccola, non aveva neanche due anni, sapeva che se aveva bisogno di me e io ero in un’altra stanza non mi chiamava. Lei veniva da me con le stampelle o la sedia a rotelle perché già sapeva che io ne avrei avuto bisogno per spostarmi e seguirla. Aveva già capito tutto.

Quanti anni ha adesso?

Ha 6 anni e credimi, è proprio questa – fare il genitore, stare al passo di un figlio che cresce – la vera sfida quotidiana, altro che la malattia!

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Com’è la tua routine, la tua giornata tipo tra terapia, allenamento, tua figlia… come fai a incastrare tutto?

È tutto calcolato al minuto. La mia vita inizia la mattina presto, alle 6, coi primi farmaci. Poi c’è la fisioterapia, la logopedia. Ogni due ore devo prendere un farmaco. Nel pomeriggio ho fitness e danza.

Questa routine è stata prima interrotta dal lockdown e poi modificata dalla pandemia. Che impatto ha avuto su di te, fisicamente e psicologicamente?

Mi sono dovuto inizialmente arrendere. Durante il primo lockdown le persone come me, con malattie che necessitano di assistenza domiciliare, sono state “parcheggiate”, abbandonate, per quasi sei mesi. A giugno non riuscivo più neanche ad alzarmi dal letto. Mia madre doveva aiutarmi a vestirmi, cosa che prima non succedeva. Ho dovuto ricominciare tutto da capo. La mia è una malattia neuro-muscolare: se resto fermo anche per poche settimane non riesco più a muovermi. Con la danza ho ricominciato tutto da capo e oggi ancora mi porto addosso le conseguenze di questo fermo. Se ripenso al ballo che ho fatto a Sanremo di 3 minuti… oggi non riuscirei mai a reggere quei ritmi, posso danzare al massimo per 100 secondi, non di più. Sto stringendo tanto i denti. Speravo tanto che quest’anno Amadeus mi facesse fare il mio ultimo ballo. L’ho sempre detto: il mio ultimo ballo, costi quel che costi, lo voglio fare all’Ariston.

Come ti ha fatto sentire l’esclusione da Sanremo 2022?

Per chi lotta contro il tempo come me, è stato un duro colpo. Anche l’anno scorso c’ero arrivato vicino, poi si è deciso di fare altro. Quest’anno avevo studiato un bellissimo progetto ma non è andata. Vediamo il bicchiere mezzo pieno, con questo premio arrivato così inaspettato da parte di SanremOn e stringiamo i denti. Io so già che ci riproverò anche il prossimo anno. È diventata una battaglia contro me stesso. Io su quel palco ci voglio tornare.

Cos’ha di così speciale per te il palco dell’Ariston?

Paradossalmente quando ho ballato a Sanremo è stato il giorno più brutto della mia vita. Non me lo sono goduto perché avevo tanti problemi privati. Dal giorno dopo la mia vita è completamente cambiata: è cominciata la separazione dalla mia compagna, non ho più potuto dormire ogni giorno con mia figlia, mi sono dovuto abituare a vederla solo 7-8 giorni al mese e mia figlia è la cura più efficace contro la malattia. Poi è arrivato il lockdown… Con il successo di Sanremo si erano aperte tantissime porte che però si sono richiuse e oggi voglio riprendermi quello che non ho potuto godere e tornare su quel palco.

Una rivincita.

Sì, è una battaglia contro me stesso.

Dicevi che con Sanremo si sono aperte tante porte ed effettivamente hai fatto numerose esperienze televisive anche importanti. Come sono state?

Ogni esperienza è a sé, ma sicuramente quella che più mi è rimasta nel cuore è Amici. Penso a quei ragazzi con disabilità che a 13-14 anni vivono con paura e vergogna, quindi non manifestano e non inseguono i propri sogni: a loro vedere me in un talent che scendo dalla carrozzina e ballo e me ne frego della mia disabilità ha dato tanta forza.

Ricevi messaggi di ringraziamento?

Tantissimi, ancora oggi che sono passati più di 3 anni dalla mia ultima apparizione ad Amici. Ricevo anche lettere cartacee, non solo messaggi online.

Ricevi anche messaggi da hater?

Ho ricevuto un po’ di tutto in questi 10 anni, anche minacce di morte i primi anni, quando la gente non comprendeva bene il mio messaggio e pensava che volessi solo fare soldi con la mia malattia. Poi c’è tanta gente invidiosa, anche tra chi ha una disabilità e non ha avuto la mia forza. Mi riversano addosso la loro rabbia, ma se li fa stare meglio io accetto tutto. Pensano che avrei dovuto vivere la mia vita in modo più umile, tenere la disabilità tra le mura di casa e non sbandierandola in televisione.

Tu come reagisci a questi messaggi di odio?

Io mi soffermo di più sulle critiche che agli elogi. Io sono un comunicatore e se qualcuno mi critica forse ho sbagliato qualcosa, per questo voglio aprire un dialogo con chi mi critica.

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Tornando al discorso delle mancate cure durante il lockdown, com’è la situazione adesso?

Le cose stanno evolvendo, ma ancora non si è tornati ad avere lo stesso accesso fruibile come prima. Le liste per le terapie di routine in ospedale sono lunghissime, un po’ per i letti occupati dai malati Covid, un po’ per evitare assembramenti. Anche una semplice dialisi ora è lunga e complicata, i tempi si allungano sempre di più. Purtroppo invece la malattia non rallenta.

Progetti futuri?

Mi è stato chiesto da due cantanti di partecipare al videoclip delle loro canzoni. Una è Francesca Alotta, l’altro non posso ancora dirlo, è top secret (ride, ndr).

Come ti vedi “da grande”? Che altro ti piacerebbe fare?

Ancora non mi ci voglio vedere, devo ancora chiudere la carriera da ballerino, poi ci penserò.

Se ci pensi, se avessi fatto il tuo ultimo ballo a Sanremo non avresti girato quei videoclip, non avresti fatto quindi questa esperienza nuova anche per te. Credi nel destino?

Certo, c’è sempre un motivo per ogni cosa.

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