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Voto finale sulla legge elettorale al Senato: resta alta la tensione sulle firme

Voto finale sulla legge elettorale al Senato: resta alta la tensione sulle firme

Il Senato verso il voto finale sulla legge elettorale, mentre cresce la protesta sulle nuove regole per le firme: il programma della giornata.

Il Senato è pronto al voto finale sulla riforma della legge elettorale, che introduce preferenze, premio di maggioranza e nuove regole sul voto fuorisede. Il testo tornerà poi alla Camera, mentre resta acceso lo scontro sulla raccolta delle firme.

Legge elettorale, oggi il voto al Senato: cosa cambia con la riforma

Il Senato ha concluso l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno sulla riforma della legge elettorale e questa mattina, dopo le dichiarazioni di voto dalle 10, è atteso il via libera finale.

Il testo tornerà poi alla Camera, dove l’esame in Aula è previsto dal 28 settembre.

La riforma introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti, pari a 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, entro i limiti fissati dalla legge. I partiti dovranno inoltre indicare il candidato alla presidenza del Consiglio.

Tra le principali novità ci sono le preferenze, con capilista bloccati e la possibilità di scegliere fino a tre candidati tra i sei successivi, e la soglia di sbarramento del 3%. Ridotte anche le circoscrizioni Estero: due per la Camera e una per il Senato. Via libera inoltre al voto fuorisede per chi vive temporaneamente in un’altra regione per studio, lavoro o cure, misura estesa anche ai caregiver familiari e ai parenti che assistono minori sottoposti a trattamenti sanitari.

Legge elettorale, voto finale al Senato: proteste sulle firme e opposizioni pronte ai ricorsi

Il punto più contestato riguarda la raccolta delle firme per presentare le liste. Saranno necessarie 6mila sottoscrizioni per ogni collegio plurinominale, mentre sono esentati i partiti con un gruppo parlamentare in almeno una Camera al 31 dicembre 2025. Per le nuove forze politiche l’obbligo potrebbe arrivare complessivamente a circa 450mila firme.

Contro la norma ha protestato davanti al Senato Alessandro Onorato, insieme ai sostenitori di Progetto Civico Italia. Alla manifestazione ha partecipato anche Giuseppe Conte, che ha definito la misura una “norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale”. Onorato ha parlato invece di un “salva-casta”. Le opposizioni hanno già annunciato possibili ricorsi alla Corte costituzionale. Se non ci saranno rallentamenti alla Camera, l’approvazione definitiva potrebbe arrivare entro metà ottobre. Resta inoltre possibile il ricorso alla fiducia sugli articoli modificati, mentre sul voto finale le opposizioni potrebbero chiedere lo scrutinio segreto.

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