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Libano, spari contro una postazione Unifil lungo la Linea Blu: “Inaccettabile”

Libano, spari contro una postazione Unifil lungo la Linea Blu: “Inaccettabile”

Libano, spari contro una postazione Unifil a Kfar Shouba: colpiti muro, alloggi e veicoli Onu. Nessun ferito tra i caschi blu.

Tensione lungo il confine tra Libano e Israele, dove una base dell’Unifil è stata colpita da diversi colpi di arma da fuoco. I caschi blu si sono messi al riparo e non si registrano feriti, mentre la missione Onu ha avviato un’indagine per chiarire la dinamica dell’accaduto. L’episodio arriva in una fase particolarmente delicata, a pochi mesi dalla prevista conclusione del mandato della forza internazionale.

Libano, spari contro una postazione Unifil lungo la Linea Blu: “Inaccettabile”

Una postazione della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) è stata raggiunta da diversi colpi di arma da fuoco nella zona di Kfar Shouba, lungo la Linea Blu nel Settore Est, l’area che segna di fatto il confine tra Libano e Israele.

L’attacco è avvenuto nelle prime ore della giornata e ha costretto i caschi blu presenti nella struttura a cercare immediatamente riparo. Nonostante la violenza della sparatoria, non sono stati segnalati feriti tra il personale Onu. Secondo quanto riferito dalla missione, la maggior parte dei colpi ha centrato il muro perimetrale della base, mentre alcuni proiettili hanno raggiunto anche gli alloggi destinati ai militari e i veicoli delle Nazioni Unite.

All’interno della postazione sono stati individuati diversi punti di impatto. Unifil ha definito quanto accaduto “inaccettabile”, evidenziando che la struttura era chiaramente identificata come installazione delle Nazioni Unite. “Tali attacchi deliberati mettono a serio rischio la vita dei peacekeeper”, ha sottolineato la missione, che ha avviato un’indagine per accertare la dinamica dell’accaduto e stabilire da dove siano partiti gli spari.

Unifil sotto pressione, a dicembre è previsto il termine della missione

L’Unifil è presente in Libano dal 1978 e attualmente dispone di circa 7.500 caschi blu provenienti da una cinquantina di Paesi. La sua presenza è legata anche all’attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, adottata nel 2006 dopo la guerra tra Israele e Hezbollah, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nel sud del Paese e sostenere il dispiegamento delle forze armate libanesi. Ad agosto, tuttavia, il Consiglio di Sicurezza ha stabilito che l’attuale mandato della missione terminerà a dicembre, una decisione maturata anche sotto la pressione degli Stati Uniti.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha espresso all’Onu la necessità di evitare che il ritiro dei peacekeeper lasci un vuoto nella sicurezza dell’area, chiedendo che venga individuata una soluzione alternativa. Sullo sfondo ci sono anche gli accordi raggiunti nei mesi scorsi tra Beirut e Israele, sostenuti dagli Stati Uniti, che prevedono il disarmo di Hezbollah, il progressivo ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano e una maggiore presenza dell’esercito libanese nella regione, inizialmente attraverso le cosiddette “zone pilota”.

Proprio per questo Unifil continua a richiamare tutte le parti ai propri obblighi internazionali. “Qualsiasi attacco ai peacekeeper dell’Unifil costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e della Risoluzione 1701”, ha ribadito la missione, avvertendo che un’azione di questo tipo “può configurarsi come crimine di guerra”. La nuova escalation contro una base Onu riporta così in primo piano le difficoltà legate alla sicurezza del sud del Libano e le incognite sul futuro della presenza internazionale nell’area.

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