Il panorama delle politiche migratorie in Europa sta subendo un cambiamento significativo con l’applicazione del nuovo Patto Ue. Austria e Germania hanno iniziato a rimandare i migranti in Italia, seguendo le nuove regole stabilite per i dublinanti ovvero coloro che hanno fatto ingresso nell’Unione Europea attraverso il nostro Paese.
Questa decisione, che segue l’esempio della Germania e della Svizzera, è stata attuata a partire dal 12 e ha già portato a quattro trasferimenti verso l’Italia.
La situazione è complessa e coinvolge vari attori politici e istituzionali, con conseguenze che si estendono oltre i confini nazionali.
Le tensioni tra Italia e Germania sui rimpatri
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha cercato di minimizzare le tensioni con la Germania, affermando che non ci sono problemi significativi tra i due Paesi.
Tuttavia, il ministero dell’Interno tedesco ha confermato che i trasferimenti dei richiedenti asilo verso l’Italia e la Grecia devono riprendere secondo il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.
Un caso emblematico è quello di una cittadina somala che ha richiesto protezione in Germania ma è entrata in Europa attraverso l’Italia. Secondo le nuove regole, dovrà lasciare il territorio tedesco il 19 agosto.
Sebbene i numeri siano modesti, con poche decine di persone coinvolte, la questione ha acceso un dibattito politico intenso.
Le dichiarazioni di Tajani e la risposta tedesca
Durante le commemorazioni per l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, Tajani ha cercato di disinnescare la polemica, sottolineando che l’Italia e la Germania collaborano strettamente su asilo e migrazione. Ha anche menzionato il ruolo delle navi Ong battenti bandiera tedesca, che hanno fatto sbarcare migranti in Italia, suggerendo che questo potrebbe portare a un equilibrio.
Tuttavia, un portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha ribadito che un sistema di Dublino funzionante è fondamentale per il successo del nuovo Sistema Comune Europeo di Asilo. La Germania ha confermato che i trasferimenti devono essere effettuati a partire dal 12, data di entrata in vigore del nuovo regolamento che sostituisce Dublino III.
Le implicazioni del nuovo Patto Ue
Il nuovo Patto Ue rappresenta un cambiamento significativo nelle politiche di asilo e migrazione. Le regole del sistema di Dublino sono vincolanti e impongono agli Stati membri di accogliere i richiedenti asilo che hanno fatto ingresso nell’Unione Europea attraverso i loro confini.
Modificare queste regole in sede Ue sarebbe un processo lungo e complesso, richiedendo ampie maggioranze. Uscire da questo regolamento significherebbe uscire dall’Unione Europea, un’opzione che il governo italiano non ha mai preso in considerazione. Tajani sta cercando una soluzione ‘all’italiana’, una deroga di fatto da concordare con la Germania, basata sul fatto che le navi delle Ong con bandiera tedesca portano i clandestini in Italia.
Tuttavia, questa deroga, se mai fosse accettata, potrebbe essere solo temporanea e parziale. Le regole concordate in sede Ue valgono per tutti, Germania inclusa. La cronaca, come la Storia, non si fa con i ‘se’, e le decisioni prese in passato hanno conseguenze che devono essere affrontate oggi.
Le preoccupazioni per la sicurezza e i controlli alle frontiere
Intanto, i Servizi italiani hanno lanciato l’allarme su possibili infiltrazioni terroristiche tra i migranti a Ceuta. Tajani ha confermato che l’accordo di Schengen resta parzialmente sospeso verso la Spagna almeno fino a Ferragosto, rispondendo agli attacchi dei giorni scorsi del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.
Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha definito ‘preoccupanti’ le immagini che arrivano da Ceuta e ha annunciato che il suo governo è pronto a rafforzare i controlli. Copenaghen ha convocato per il 4 settembre un vertice con Germania, Austria, Grecia e Paesi Bassi per discutere di un hub di rimpatrio fuori dall’Unione Europea.
