È morta a 87 anni Maricarmen Abascal, diventata il simbolo della lotta per il diritto alla casa in Spagna. L’anziana era stata sfrattata il 23 settembre dall’abitazione di Madrid in cui aveva vissuto per circa 70 anni e portata via in barella, dopo una lunga battaglia legale contro la società proprietaria. Ricoverata da allora, è deceduta in ospedale pochi giorni dopo aver ottenuto un accordo che avrebbe dovuto permetterle di tornare nella sua casa.
La sua morte ha riacceso le proteste contro gli sfratti e il caro affitti in tutto il Paese.
Maricarmen Abascal, morta dopo lo sfratto dalla casa in cui viveva da 70 anni
L’anziana è deceduta all’ospedale Gregorio Marañón di Madrid, dove era ricoverata dal 23 settembre, giorno in cui era stata allontanata con la forza dalla sua abitazione nel quartiere del Retiro.
Le immagini della donna portata fuori dall’appartamento in barella, dopo aver trascorso gran parte della sua vita nello stesso alloggio, avevano provocato una forte reazione nell’opinione pubblica.
A dare notizia della morte è stato il Sindicato de Inquilinas, che aveva seguito da vicino la sua lunga battaglia giudiziaria contro lo sfratto. “Ci duole comunicare che nella giornata odierna è morta Maricarmen“, ha scritto il sindacato sui social, spiegando che la donna era rimasta in ospedale dal giorno dello sgombero.
Per sette anni aveva cercato di evitare di perdere la propria abitazione, fino all’accordo raggiunto successivamente con la società proprietaria che avrebbe dovuto consentirle di rientrare nell’appartamento. Una soluzione, però, arrivata quando le condizioni della donna erano ormai gravemente compromesse. Il sindacato ha definito lo sfratto “una situazione di assolutamente evitabile, dopo un processo di tortura“.
Come riportato da Rai News, la storia dell’appartamento di Calle Alcalde Sainz de Baranda 46 affonda le sue radici nel 1956, quando la famiglia di Maricarmen si trasferì nell’immobile. Dopo la morte del padre, il contratto passò alla madre e, nel 2005, alla stessa Maricarmen. La situazione cambiò nel 2018, quando l’immobile venne acquisito da società immobiliari fino al successivo passaggio a Urbangestión. L’affitto, inizialmente pari a 450 euro, arrivò a 2.650 euro, con un incremento del 250%. La pensionata, che percepiva circa 1.350 euro al mese, non poteva sostenere una cifra simile. Nel 2020 le era stata inoltre proposta la vendita dell’abitazione per 247mila euro, ma la donna aveva dovuto rifiutare perché economicamente insostenibile.
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La lunga battaglia legale di Maricarmen Abascale lo sgombero del 23 settembre
Il contenzioso tra Maricarmen e Urbangestión è proseguito per oltre sette anni. La vicenda si è intrecciata con la particolare disciplina spagnola dei cosiddetti “vecchi affitti”, cioè quei contratti stipulati prima del 1985, sottoposti a regole specifiche sugli aumenti e sui trasferimenti della titolarità. Nel caso dell’anziana, il passaggio del contratto dalla madre a lei era avvenuto nel 2005. Una normativa successiva aveva però introdotto limiti per ulteriori subentri, prevedendo un’eccezione per gli inquilini con un’invalidità superiore al 65%. Maricarmen aveva un’invalidità riconosciuta del 50% e, secondo la ricostruzione della vicenda, non rientrava quindi nell’eccezione prevista.
Lo Stato aveva provato ad acquistare l’immobile attraverso un ente pubblico, ma la proprietà avrebbe rifiutato. Anche un’anonima benefattrice si era offerta di sostenere per tutta la vita della donna il pagamento del canone inizialmente richiesto, pari a 2.650 euro, senza però ottenere una risposta da Urbangestión. Nel marzo scorso il Tribunale Supremo spagnolo aveva stabilito che lo sfratto doveva essere eseguito, dando ragione alla proprietà. Dopo tre precedenti tentativi falliti, il 23 settembre gli ufficiali giudiziari, affiancati da un imponente dispositivo di polizia, hanno fatto ingresso nell’abitazione.
Poche ore dopo, Maricarmen è stata portata fuori dall’edificio su una barella e trasferita in ambulanza, mentre le persone radunate all’esterno gridavano “Maricarmen no estás sola!”. La stessa donna, in un messaggio pubblico diffuso dopo lo sgombero, aveva sintetizzato così la propria battaglia: “Non sono riuscita a difendere la mia casa, ma ho combattuto perché altri imparassero a lottare per la propria”. E ancora: “La mia casa è stata la mia vita e ora devo lasciarla alle spalle, ma questo non significa che non continui a lottare”. Aveva inoltre denunciato il problema rappresentato dai grandi operatori immobiliari, spiegando: “Quello che voglio è che il problema che abbiamo tutti con i fondi speculativi” immobiliari “venga eliminato una volta per tutte”.
Il premier Pedro Sánchez, invece, dopo la morte della donna ha espresso il proprio cordoglio ai familiari e alle persone a lei vicine, mandando anche un “abbraccio” a chi considera questa perdita come propria. Nel frattempo, la Delegazione del governo spagnolo a Madrid ha disposto un’indagine sull’operato della polizia durante lo sfratto.
Madrid in piazza: il caso diventa il simbolo dell’emergenza abitativa
La morte di Maricarmen ha riacceso con forza le proteste sul costo degli affitti e sugli sfratti. Dopo la diffusione della notizia, migliaia di persone sono scese nelle strade di Madrid, raggiungendo soprattutto Puerta del Sol, diventata il principale punto di riferimento delle mobilitazioni per il diritto alla casa. I manifestanti hanno scandito slogan come “Giustizia per Maricarmen!” e “Assassini”, acceso candele in sua memoria e successivamente raggiunto il Congresso dei deputati, dove è stato organizzato un sit-in pacifico.
Alle proteste si sono uniti gli attivisti accampati da giorni nella capitale. Alicia del Rio, portavoce del Sindicato de Inquilinas, ha dichiarato: “La speculazione e gli affitti uccidono ogni giorno persone nel nostro Paese. Con ogni aumento di affitto, si portano via la nostra salute e la nostra vita”. Per Alvaro Ferreira, del sindacato Solidariedad Obrera, quanto accaduto rappresenterebbe invece “la conseguenza di un maltrattamento istituzionale”. Anche UGT e Comisiones Obreras hanno espresso solidarietà e dolore per la vicenda.
Di segno opposto la reazione di Vox, che ha attribuito al governo Sánchez la responsabilità politica della situazione, sostenendo che “Hanno ucciso Maricarmen”. Nel messaggio diffuso su X, il partito ha accusato il premier di aver sfruttato la sofferenza della donna per nascondere le responsabilità dell’esecutivo sull’emergenza abitativa. Una ricostruzione che, tuttavia, non considera che la stessa Maricarmen, nelle sue dichiarazioni, aveva indicato tra i soggetti coinvolti anche Ayuso, il sindaco di Madrid José Luis Martínez-Almeida e la società Urbangestión.
Il governo Sánchez aveva approvato il 29 settembre un pacchetto di misure per affrontare l’emergenza abitativa, ma il 2 ottobre il Congresso ha respinto due decreti d’urgenza, anche con i voti contrari di Partito Popolare, Vox e Junts. Il 5 ottobre Sánchez ha poi annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre, mentre UGT e CCOO hanno proclamato uno sciopero generale per l’11 novembre, chiedendo interventi su salari, prezzi e diritto a un alloggio dignitoso.
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