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“Nessun depistaggio sul dna per il caso Gambirasio”, la procura chiede l’archiviazione

Petillo ed Episa non hanno mai fatto deteriorare intenzionalmente le prove depositate: “Nessun depistaggio sul dna per il caso Gambirasio”

Yara Gambirasio

La Procura della Repubblica di Venezia, competente ad agire contro le toghe del distretto di Bergamo, è stata chiara: “Non c’è stato nessun depistaggio” sul dna per il caso di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio dell’anno successivo.

Come già annunciato nei giorni scorsi, non c’è stato alcun esito procedurale per l’indagine aperta dopo a denuncia dei legali di Massimo Bossetti, unico condannato definitivo per quel delitto.

Nessun depistaggio per il dna sul caso Gambirasio

E soprattutto non ci fu alcun complotto messo in atto per rendere vane le nuove indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. I legali di Bossetti, che ne avevano fatto richiesta più volte, avevano denunciato come il famoso dna di “Ignoto uno”, quello che con una cinquantina di “loci” avrebbe potuto scagionare Bossetti, fosse stato lasciato intenzionalmente deperire.

Esisteva un fascicolo parto in procura a Venezia ed il procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito ha chiesto l’archiviazione.

Sfuma l’ultima possibilità di Massimo Bossetti

Bossetti, che era stato condannato all’ergastolo per il delitto della tredicenne di Brembate di Sopra, vede così sfumare la sua speranza procedurale di chiedere la revisione del processo che in Italia è consentita solo con l’emersione di nuove prove mai censite prima. A finire indagati erano stati per frode in processo e depistaggio, il presidente della Prima sezione penale del tribunale di Bergamo, Giovanni Petillo e la funzionaria responsabile dell’Ufficio corpi di reato, Laura Epis.

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