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Renzi si presenterà dimissionario alla prossima direzione PD

Renzi si presenterà dimissionario alla prossima direzione PD
Secondo l'Unità, alla direzione PD di lunedì prossimo Matteo Renzi potrebbe rimettere il proprio mandato da segretario.

Alla fine il segretario Matteo Renzi sembra aver ceduto alle pressioni: secondo l’Unità, si presenterà dimissionario alla direzione PD di lunedì prossimo.

Il congresso anticipato del Partito democratico potrebbe essere più vicino. Secondo un pezzo apparso su l’Unità.tv a firma di Mario Lavia, Matteo Renzi starebbe per rimettere il proprio mandato da segretario alla direzione PD di lunedì prossimo.

A convincere l’ex premier a presentarsi dimissionario alla prossima direzione PD sarebbe stato il continuo tiro al piccione da parte dei suoi stessi compagni di partito. “Non ci sto a fare il bersaglio per mesi”, avrebbe detto Renzi, preoccupato che l’essere fuori dal governo e costantemente sotto il fuoco incrociato delle polemiche interne ne possano rapidamente liquefare il gruppo dei sostenitori sia nel partito che nel Paese.

L’optimum per il segretario sarebbe accelerare sulla strada per le elezioni.

Al punto che, secondo molti osservatori, il documento firmato da 40 parlamentari – tutti in quota renziana – per chiedere al governo Gentiloni di non dilapidare il consenso del PD imponendo un aumento delle accise su tabacchi e carburanti, potrebbe essere un modo per arrivare il più presto possibile alla fine della legislatura. Il governo, infatti, è stato richiamato dall’Unione Europea per l’eccesso di deficit e ha promesso a Bruxelles una manovra correttiva da 3,4 miliardi. Che, se non si ritoccassero le accise, diverrebbe difficile mettere insieme.

Ma l’apertura della crisi di governo è l’ipotesi che meno piace alla minoranza dem, opinione condivisa anche da altri esponenti del PD. Infatti, per ribadire il proprio sostegno all’esecutivo, un gruppo di 41 parlamentari ha presentato un appello per non andare al voto prima della fine della legislatura.

Per rispondere a questa iniziativa, la maggioranza del partito ha presentato un contro-appello con 17 firme, in cui si chiede di andare alle urne con la massima urgenza. La conta dei favorevoli e dei contrari al voto anticipato, però, non è semplice. Specie se si considera che diversi parlamentari hanno firmato entrambi gli appelli.

In questo quadro puntare dritti sulle elezioni potrebbe essere una mossa azzardata e portare a uno strappo difficilmente sanabile all’interno del partito. Tuttavia, e Renzi ne è consapevole, anche continuare a rimanerne alla guida dribblando la discussione che una parte dei democratici invoca dal 5 dicembre è impossibile. A meno di non voler star lì a farsi logorare dalle polemiche. E, visto che lo statuto del PD dice chiaramente che per un congresso anticipato occorre che l’Assemblea nazionale sfiduci il segretario (cosa poco probabile) oppure che questi si dimetta, l’ex premier avrebbe deciso di sparigliare le carte presentando le proprie dimissioni già alla prossima direzione PD.

Questa mossa, che a tutta prima potrebbe sembrare un segnale di resa, potrebbe rivelarsi vincente per Renzi.

La minoranza, infatti, vuole il congresso straordinario, ma non in tempi stretti. Mancano candidati forti da opporre all’attuale segretario e una capillare organizzazione sul territorio. Il rischio potrebbe essere quello di concedere all’ex premier un nuovo plebiscito popolare. Ed è probabilmente proprio questo ciò che Renzi vuole: mettere i suoi oppositori interni con le spalle al muro, dando loro ciò che chiedono e che non potrebbero rifiutare a meno di perdere ogni credibilità, ma continuando a dettare i tempi.


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