Nel dicembre 2025 la cittadina di Pietracatella, in provincia di Campobasso, è stata teatro di un caso che ha scosso l’opinione pubblica: la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia di 15 anni, Sara Di Vita, entrambe attribuite a un avvelenamento da ricina. L’inchiesta è stata affidata alla Procura della Repubblica di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli che ha ribadito l’impegno nel raccogliere elementi su “tutte le piste possibili”.
Dichiarazioni della procura e perizie scientifiche
Durante un’intervista, la procuratrice Antonelli ha precisato che la pista dell’accidentalità è “francamente la più improbabile”, pur non escludendola formalmente. Tale valutazione si basa su un fascicolo aperto ad aprile, che inquadrava i fatti come un doppio omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico a carico di soggetti ancora ignoti.
Le conclusioni medico-scientifiche sono state fornite dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia rappresentato dal direttore Carlo Locatelli e dalla medico legale Benedetta Pia De Luca che hanno confermato la presenza di ricina nei tessuti delle vittime. Tuttavia, le analisi non sono state in grado di stabilire se l’assunzione del veleno fosse accidentale o il risultato di un gesto doloso compiuto da terzi.
Nel frattempo, l’ex magistrato Antonio Di Pietro ha dichiarato in una recente intervista che non sussistono ancora elementi sufficienti a definire l’evento come un omicidio volontario, lasciando aperta la porta a ulteriori approfondimenti.
Le false notizie sul presunto indirizzo IP
Il 2 ottobre 2026, alcune testate hanno riportato che una ricerca online sulla ricina sarebbe stata effettuata da un computer con un indirizzo IP riconducibile a Pietracatella, suggerendo un collegamento diretto con le vittime. La procuratrice Antonelli ha smentito categoricamente tali affermazioni, affermando che “non ho notizie in tal senso”. Lo stesso chiarimento è arrivato dal capo della Squadra mobile di CampobassoMarco Graziano che ha confermato l’assenza di qualunque prova informatica.
Secondo le verifiche condotte, non è stato individuato alcun computer né alcun indirizzo IP legato a ricerche sulla ricina.
Prossime fasi delle indagini
Nel pomeriggio del 2 ottobre 2026, la Squadra mobile ha convocato due donne, parenti di altre persone già interrogate nei mesi precedenti, per raccogliere ulteriori testimonianze. Le autorità stanno ancora ricostruendo il percorso che la ricina avrebbe potuto compiere fino a raggiungere l’abitazione dei Di Vita.
Le indagini proseguono su più fronti: oltre alle testimonianze, gli inquirenti stanno valutando possibili canali di approvvigionamento del veleno e analizzando eventuali contatti con reti criminali. Al momento non risultano indagati formalmente, ma la procura mantiene aperta la possibilità di individuare gli autori del presunto omicidio con mezzo velenoso.
Il caso rimane quindi sotto stretto controllo, con la Procura di Larino che continua a esaminare ogni indizio, anche quelli più minuti, per ricostruire con precisione gli eventi che hanno portato alla tragica scomparsa di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.
