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Coronavirus, lo studio: uomini calvi più a rischio per forme gravi

Secondo questo studio, potrebbe esserci una correlazione con gli ormoni maschili che renderebbe pià vulnerabili i calvi al coronavirus

coronavirus calvi
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Secondo alcuni studi effettuati tra Spagna, Italia, Usa e India, gli uomi calvi sarebbero più a rischio di sviluppare forme gravi di coronavirus, e il punto debole risiederebbe proprio negli ormoni maschili. Questo spiegherebbe perché tra le vittime del virus ci sono più uomini che donne.

Non si scarta l’ipotesi di terapie ormonali come possibile cura per ridurre la contrazione di covid.

Coronavirus, calvi più a rischio?

Dopo mesi di ricerca, gli scieniato di tutto il mondo stanno provando a capire perché il coronavirus colpisca maggiormente gli uomini che le donne, e per questo motivo ora non si potrebbbe escludere l’ipotesi che gli uomini calvi possano essere soggetti più a rischio.

Il Dott. Carlos Wambier, professore di dermatologia alla Warren Alpert Medical School della Brown University, e un team di ricercatori sparsi tra Italia, Spagna e Usa hanno asserito che gli ormoni maschili addetti alla perdita dei capelli possano avere un collegamento con la maggiore vulnerabilità al covid.

Lo studio

Il dottor Wambier ha condotto due studi in Spagna. In uno studio, ha notato che il 79% degli uomini con Covid-19 in tre ospedali di Madrid erano calvi.

Un secondo studio su 122 pazienti ha seguito una ricerca precedente che aveva svelato che il 71% era calvo.

In Veneto, invece uno studio effettuato su oltre 9mila pazienti affetti da cancro alla prostata e soggetti a terapia di deprivazione androgenica, avrebbe solo un quarto della possibilità di contrarre il covid rispetto ad altri pazienti sottoposti a diversi trattamenti clinici.

Ci sono diversi studi recenti che indicano che potrebbe esserci un collegamento tra gli ormoni maschili e un maggior rischio di Covid-19- così dichiara Karen Stalbow della Prostate Cancer UK Questo ha portato alcuni ricercatori ad analizzare se le terapie ormonali comunemente utilizzate per curare il tumore alla prostata, come l’enzalutamide, possano ridurre questo rischio”

“Tuttavia, la maggior parte della ricerca finora è stata in laboratorio e ci sono evidenze contrastanti sulla possibilità che le terapie ormonali abbiano lo stesso impatto nei polmoni come nelle cellule della prostata.

Ora stanno iniziando diversi studi clinici che sperano di affrontare queste questioni, ma sono necessarie ulteriori evidenze prima di poter sapere se queste terapie ormonali sarebbero un trattamento efficace per il Covid-19”.

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