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Covid, il lockdown sta causando un aumento dell’abuso di alcolici

Uno studio condotto negli Stati Uniti su circa duemila adulti ha rilevato un significativo aumento dell’abuso di alcolici durante il lockdown.

Abuso
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Numerosi studi prodotti negli ultimi mesi hanno evidenziato come il lockdown, causando una condizione di isolamento, stia provocando un notevole aumento di stress e comportamenti negativi da parte della popolazione mondiale. In questo ambito di ricerca, si colloca una recente analisi condotta negli Stati Uniti su circa duemila soggetti in età adulta rispetto all’assunzione di alcolici.

I risultati ottenuti mostrano un aumento del consumo di alcol del 19% per ogni settimana di lockdown.

La relazione tra lockdown e aumento dell’abuso di alcolici

L’indagine, sviluppata a Dallas dall’equipe della University of Texas Health Science Center School of Public Health, mette in relazione elementi quali lo stress e la frustrazione dovuti all’isolamento domestico con la maggiore tendenza ad abusare di alcolici. Secondo i dati emersi, si starebbe esasperando il fenomeno del cosiddetto ‘binge drinking’ che consiste nell’assunzione di cinque o più drink in circa due ore per gli uomini e di quattro più drink per le donne.

A seconda della quantità di alcol ingerito, possono essere individuate tre differenti categorie di bevitori: forti consumatori di alcolici detti anche binge drinker, consumatori di alcolici che non superano la soglia dei cinque drink e non consumatori di alcolici.

Le testimonianze dei duemila adulti coinvolti sono state raccolte tramite sondaggio online durante la prima ondata pandemica da coronavirus vissuta negli Stati Uniti ossia tra metà marzo e metà aprile 2020.

Lo studio ha anche considerato alcuni fattori che hanno determinato il comportamento dei soggetti coinvolti e l’impulso all’assunzione di alcol come la quantità di tempo passata in casa, ipotetici episodi depressivi, il numero di adulti e bambini che vivono nella medesima abitazione, la situazione lavorativa imposta dal lockdown, comprese le possibili contrazioni retributive sopraggiunte. Secondo il sondaggio, ogni soggetto ha trascorso in isolamento quattro settimane. Alcuni degli intervistati hanno dichiarato di aver passato in casa 21 ore al giorno mentre circa il 72% ha affermato di non essere uscita neanche per recarsi a lavoro.

Stati Uniti, i risultati dello studio effettuato

Lo studio universitario è stato pubblicato sulla rivista American Journal of Drug and Alcohol Abuse in quanto ha dimostrato che quasi un terzo degli adulti che ha partecipato all’analisi, il 34%, ha abusato di bevande alcoliche durante il lockdown. I binger drinker, infatti, hanno ammesso di aver aumentato il proprio consumo di alcol del 28% e, quindi, del 19% per ogni settimana isolamento. Un simile incremento è dovuto anche a sintomi di depressioni pregressi o indotti dalla particolare situazione dovuta all’emergenza sanitaria in atto.

La presenza di bambini in casa, invece, ha fatto emergere una sostanziale riduzione della probabilità di incappare nell’abuso di alcolici.

A questo proposito, Sitara Weerakoon, ricercatrice presso l’Università del Texas che ha promosso lo studio, ha dichiarato: «Future ricerche dovrebbero considerare il potenziale impatto dei sintomi depressivi nella relazione tra il tempo trascorso in casa e il binge drinking. Sono, inoltre, necessarie ulteriori ricerche per sviluppare opzioni di trattamento per le persone con disturbi da uso di sostanze che possono essere più suscettibili a esiti negativi per la salute».

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