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Sciame di droni costringe il volo presidenziale russo a deviare

Sciame di droni costringe il volo presidenziale russo a deviare

Durante il ritorno da un vertice in Turkmenistan, il presidente russo non è riuscito ad atterrare a Mosca a causa di un massiccio attacco di droni ucraini.

Venerdì 9 ottobre 2026 la capitale russa è stata teatro di un episodio senza precedenti: un impetuoso sciame di droni ucraini ha saturato lo spazio aereo, obbligando le autorità ad una chiusura d’urgenza degli aeroporti. L’evento si è verificato mentre il presidente Vladimir Putin, appena conclusa la partecipazione a un vertice dei paesi ex-sovietici a Turkmenistan, stava rientrando in patria a bordo del suo aereo presidenziale.

Il ritorno di Putin bloccato dagli attacchi aerei

Il velivolo designato Il-96-300PU partito dal porto balneare di Turkmenbashi nel tardo pomeriggio, è stato identificato da sistemi di tracciamento civili come parte del convoglio di Putin. Secondo i dati raccolti da piattaforme di monitoraggio del traffico aereo, tre unità identiche sono decollate quasi simultaneamente, mentre l’agenzia di stampa russa Tass annunciava la partenza del capo di Stato.

Tuttavia, poco dopo l’ingresso nella zona controllata dall’aviazione russa, i droni hanno iniziato a sovrapporsi alle rotte di volo, creando una situazione di rischio elevato per qualsiasi atterraggio nella zona di Mosca.

Deviazione verso San Pietroburgo

Di fronte all’impossibilità di atterrare a aeroporto di Mosca i piloti hanno ricevuto l’ordine di dirigersi verso l’aeroporto di San Pietroburgo, dove il traffico è rimasto operativo.

La manovra di deviazione, confermata da più fonti di tracking, ha richiesto una retorica di coordinamento con il controllo del traffico aereo russo, simultaneamente alla chiusura temporanea di tutti gli aeroporti civili di Mosca per motivi di sicurezza.

L’attacco di droni sopra la capitale: scala e conseguenze

Secondo le fonti di intelligence, lo sciame sarebbe composto da diverse centinaia di unità leggere, stimate attorno ai 200 droni. La loro presenza ha spinto le autorità a sospendere le operazioni di atterraggio per ore, provocando un accumulo di voli in attesa e cancellazioni di servizi di linea. Oltre al blocco dell’aeroporto, i droni hanno colpito anche una raffineria di petrolio situata nella periferia della città, scatenando un incendio che è stato domato dalle squadre dei vigili del fuoco in meno di due ore. Nella stessa notte è stato segnalato un attacco a un centro dati di Yandex nella regione di Ryazan, evidenziando una campagna coordinata contro infrastrutture strategiche.

Reazioni delle forze di difesa russe

Le forze di difesa aeree hanno tentato di intercettare le unità in volo mediante sistemi anti-drone, ma l’alto numero di obiettivi ha ridotto drasticamente l’efficacia dei sistemi. Il Ministero della Difesa russo ha definito l’operazione “una dimostrazione della capacità di Kiev di proiettare pressione a grande distanza”, mentre nella capitale le autorità hanno invitato i cittadini a evitare gli aeroporti e a seguire le indicazioni delle forze dell’ordine.

Implicazioni strategiche e scenari futuri

L’intervento di Kyiv, oltre a mettere in difficoltà il viaggio del capo di stato, indica una possibile evoluzione della guerra elettronica nella regione. L’uso di grandi sciami di droni per paralizzare le infrastrutture di trasporto e comunicazione rappresenta una nuova fase di conflitto, dove la capacità di saturare lo spazio aereo può avere ricadute politiche e diplomatiche. Gli analisti osservano che la deviazione del volo presidenziale verso San Pietroburgo potrebbe spingere Mosca a rivedere le proprie strategie di difesa aerea, includendo sistemi di rilevamento più avanzati e cooperazioni internazionali per contrastare queste minacce.

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