"Una squadra di africani che pretendono di fare i francesi"
“Una squadra di africani che pretendono di fare i francesi”
L’opinione di Francesco Leone

“Una squadra di africani che pretendono di fare i francesi”

La Francia vince la coppa del mondo 2018
La Francia vince la coppa del mondo 2018

Quando una finale di coppa del mondo divide il web in Francesi e nazionalisti confusi, al vetriolo contro gli "africani" della nazionale francese.

In Italia sono le 17.oo quando nel teatro dello stadio Luzhniki di Mosca prende il via il primo atto della finale mondiale di Russia 2018. Giù il sipario, il fiato sospeso e la trepidante attesa sono cessati al fischio d’inizio: spazio alle fantastiche interpretazioni di Monsieur Antoine Giezmann e Gospodine Luka Modric. Il razzismo però non si ferma nemmeno davanti allo spettacolo, figuriamoci dopo il suono di un fischietto. Così la cronaca per un attimo distratta dalle prodezze di Kylian Mbappè, Paul Labile Pogba e compagnia, vira la propria attenzione sugli avvicendamenti social che popolano il mondo digitale durante Francia Croazia.

Se qualcuno dalle tribune sportive di twitter aveva dichiarato educatamente che avrebbe preferito (e tifato) la Croazia “sovranista e nazionalista” alla nazionale del meltin pot, qualcun altro ha atteso l’esito della finale per far conoscere al mondo dell’internet il proprio pensiero su questa squadra definita dagli utenti “scimmie con la palla“. Non solo gufate quindi, ma arroganza populista e xenofoba per un’equipe che questa coppa del mondo ha dimostrato di meritarla fino all’ultimo minuto.

L’alibi del tifo croato non può essere sufficiente per giustificare quanto si legge sulle bacheche di Facebook: “Una squadra di africani negri che pretendono di fare i francesi” o ancora “Questa Francia doveva giocare la Coppa D’Africa“.

Salvini gufa, Macron esulta ma piovono razzisti

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è perfino salito a bordo di un volo di linea per poter presenziare al capitolo finale di Russia 2018 “Domenica mattina vado a Mosca per gufare la Francia, perchè di vedere Macron che saltella proprio non ho voglia” e sono stati tanti gli utenti che commentando questa notizia hanno aggiunto degli incisi che vanno ben oltre lo spirito nazionalista. Certamente questi ultimi come il leader del Carroccio, seppur controvoglia, hanno dovuto assistere all’incontenibile (tanto da diventare presto un meme) gioia del presidente francese.Emmanuel Macron esulta al triplice fischio di Francia Croazia

Ovviamente intristiti, questi fantastici e simpatici ragazzi della rete non hanno cessato di inveire contro i galletti e così, approfittando dei disordini registrati in Francia durante la notte dei festeggiamenti, il razzismo ha dilagato senza sosta “Stessa cosa delle scimmie allo zoo, quando sono in gruppo si eccitano“, “Complimenti al continente africano per aver vinto”, “Vince la squadra delle colonie” e ancora altre sentenze alimentate dall’odio come “Francia è il ghetto del terzo mondo“, “Brava L’Afrancia”. Qualche commentaccio è persino scappato a personaggi politici che dovrebbero ben guardarsi dall’esprimere così, d’emblèe, pubblicamente, gratuito e incomprensibile odio razziale: parliamo del post di un consigliere comunale di Castellammare di Stabia in quota Fratelli d’Italia “Per la prima volta una squadra Africana vince la coppa del mondo di calcio” con a seguito la reazione divertita dello stesso al commento che bellamente apostrofa “negri” Matuidi e compagni.

Da che parte siamo? Schierati a favore del pregiudizio razziale, oltre i confini di un torneo che ha il preciso scopo di far competere con una ragione sana tutta questa pluralità di etnie.

Perchè il calcio è spettacolo, emozione e rispetto. Anche davanti ai 7/14 di origine africane che il 15 luglio 2018, insieme ai loro compatrioti, hanno alzato la coppa del mondo al cielo bagnato di Mosca, alla faccia nostra.

Croazia, le immagini del fotografo travolto dalla squadra

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Francesco Leone
Francesco Leone 86 Articoli
Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.