Il programma di inchiesta Report condotto da Sigfrido Ranucci è al centro di una nuova polemica riguardante i compensi degli inviati e i costi complessivi della trasmissione. Un’inchiesta ha portato alla luce cifre che hanno scatenato reazioni a catena tra i giornalisti, la Rai e la politica.
Le accuse riguardano presunti stipendi faraonici e spese incredibili, con cifre che superano i 300.000 euro all’anno per alcuni collaboratori di punta.
La discussione si è estesa anche ai criteri di spesa e alla trasparenza dei costi del servizio pubblico.
Le cifre contestate e le reazioni degli inviati
Gli inviati di Report hanno annunciato una querela contro il quotidiano che ha pubblicato le cifre, sostenendo che le somme indicate non corrispondono agli stipendi individuali, ma includono anche i costi sostenuti per la realizzazione delle inchieste.
Secondo i giornalisti, il modello produttivo di Report, che prevede contratti di lavoro autonomo, abbassa i costi complessivi della trasmissione, rendendola una delle meno costose della prima serata Rai.
Le cifre pubblicate includono anche i compensi di Giorgio Mottola e Giulia Innocenzi che sarebbero rispettivamente di 300.000 euro all’anno e 228.000 euro.
Gli inviati hanno sottolineato che una gran parte delle somme versate serve a coprire le spese già sostenute dagli inviati stessi, come trasferte e montaggio.
La replica della redazione
La redazione di Report ha definito la campagna di diffamazione contro i giornalisti del programma come un attacco alle loro retribuzioni. In una nota, gli inviati hanno spiegato che le cifre pubblicate non rappresentano gli stipendi individuali, ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi. Hanno anche annunciato querele contro chi diffonderà informazioni ritenute false e scorrette.
Le reazioni politiche e istituzionali
Il deputato di Fratelli d’ItaliaFrancesco Filini ha chiesto ai vertici della Rai di fare chiarezza sui compensi e sui criteri di spesa di Report. Filini ha definito le cifre pubblicate come stipendi faraonici e ha annunciato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza per ottenere chiarimenti sui costi della trasmissione.
Anche il consigliere di amministrazione della Rai, Roberto Natale ha espresso preoccupazione per la fuga di dati riservati, sottolineando che le cifre pubblicate includono i costi di trasferta, ripresa e montaggio, e che la gravità sta nel fatto che la Rai lasci uscire dati riservati che nemmeno ai consiglieri di amministrazione viene consentito di conoscere.
La polemica ha coinvolto anche Augusta Montaruli vice capogruppo di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, che ha collegato la vicenda dei costi alle precedenti polemiche riguardanti Ranucci e ha chiesto chiarezza ai vertici del servizio pubblico.
Il modello produttivo di Report e i costi complessivi
Gli inviati di Report hanno sottolineato che il modello produttivo della trasmissione, che prevede contratti di lavoro autonomo, abbassa i costi complessivi. Secondo i giornalisti, Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, con una spesa indicata in circa 150.000 euro a puntata.
Le cifre pubblicate includono anche i compensi dei redattori del desk, che non possono essere accusati di prendere compensi faraonici. Alcuni di loro hanno anche rinunciato a un contratto Rai a tempo indeterminato pur di continuare a lavorare per il programma. Gli inviati hanno invitato a indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari.
La polemica sui costi di Report continua a suscitare dibattiti e richieste di trasparenza, con gli inviati che difendono il loro lavoro e i criteri di spesa del programma, mentre la politica chiede chiarimenti e la Rai è chiamata a fare chiarezza sui compensi e sui criteri di spesa.
