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Trump e l'Iran: tensioni e negoziati dopo la morte di Khamenei

Trump e l'Iran: tensioni e negoziati dopo la morte di Khamenei

Donald Trump ha commentato i funerali di Ali Khamenei, esprimendo sorpresa per le reazioni del popolo iraniano. Nel frattempo, i negoziati tra Stati Uniti e Iran continuano, con progressi positivi ma anche tensioni persistenti.

Donald Trump ha recentemente espresso le sue opinioni sui funerali dell’ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso il primo giorno di guerra da un’azione congiunta tra Stati Uniti e Israele. In un colloquio con Axios, Trump ha affermato che gli iraniani implorano un accordo ma le parti hanno deciso di sospendere i colloqui per una settimana, fino alla fine dei funerali.

Secondo Trump, nessuna delle due parti sparerà contro l’altra durante questo periodo di pausa. Ha aggiunto che basterebbe un colpo per eliminare tutti i presenti, ma che non lo faranno perché non avremmo più nessuno con cui negoziare. Trump ha espresso sorpresa per il pianto di alcuni iraniani ai funerali, convinto com’era che la gente odiasse Khamenei.

Forse sono lacrime finte ha commentato.

Negoziati in Qatar: progressi e tensioni

Nel frattempo, Stati Uniti e Iran hanno tenuto incontri separati in Qatar con i mediatori qatarioti e pakistani. Secondo Doha, ci sono stati progressi positivi ma il prossimo round di colloqui sarà fissato solo dopo i funerali di Khamenei. In Qatar erano presenti l’inviato americano Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Donald Trump, mentre la delegazione iraniana era guidata dal viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.

Gharibabadi ha escluso la partecipazione a colloqui diretti con i rappresentanti americani, ma ha annunciato l’apertura di un canale di comunicazione con Washington per segnalare eventuali violazioni dell’accordo provvisorio del 17 giugno. Ha anche dichiarato che parte dei 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati sarà usata per acquistare beni necessari alla Repubblica Islamica.

Lo Stretto di Hormuz: un nodo cruciale

Il nodo principale dei negoziati resta lo Stretto di Hormuz. Gharibabadi ha respinto il dialogo sulla sicurezza regionale guidato dal Comando centrale americano (Centcom) in Bahrein, sostenendo che lo Stretto è sotto il comando iraniano e che un vertice militare promosso dagli Stati Uniti non può stabilire un ordine giuridico e di sicurezza per il Golfo Persico. Il comando militare congiunto iraniano ha inoltre avvertito che tutte le petroliere in transito nello Stretto dovranno seguire le rotte approvate da Teheran, pena una risposta immediata e decisa.

Nel frattempo, il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è aumentato notevolmente nelle ultime settimane, con il supporto militare americano che ha contribuito a incrementare i flussi di petrolio a oltre 10 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni sull’Iran affinché rispetti le disposizioni marittime del memorandum d’intesa e stabilisca un accordo a lungo termine che garantisca il libero transito commerciale.

Altri sviluppi internazionali

Oltre ai negoziati con l’Iran, l’amministrazione Trump ha annunciato che gli Stati Uniti non intendono rinnovare così com’è l’Usmca l’accordo commerciale con Messico e Canada. L’intesa resterà per ora in vigore, dato che formalmente scadrà nel 2036, ma Washington intende negoziare nuove condizioni con i due vicini nordamericani.

Nel frattempo, durante il 16° vertice annuale India-Giappone a Delhi, il primo ministro indiano Narendra Modi e la premier giapponese Sanae Takaichi hanno firmato una serie di intese su intelligenza artificiale, metalli critici, energia e difesa. I due paesi dell’Indo-Pacifico hanno preparato anche una tabella di marcia comune per la sicurezza economica concentrata su catene di approvvigionamento, semiconduttori, terre rare, innovazione e sicurezza energetica.

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