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UE annuncia nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia: embargo sul carbone di Mosca

UE annuncia nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia: tra le misure sviluppate per colpire Mosca, figura anche l’embargo sul carbone.

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L’UE ha deciso emanare un nuovo pacchetto di sanzione contro la Russia dopo il massacro di Bucha. Tra le sanzioni previste, figura anche l’embargo sul carbone.

UE, nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia: embargo sul carbone di Mosca

L’Europa si appresta a emanare il quinto pacchetto di sanzioni contro la Russia che includerà anche l’embargo sull’importo del carbone.

A proposito del nuovo pacchetto di sanzioni, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Imporremo un divieto di importazione di carbone dalla Russia, del valore di 4 miliardi di euro all’anno. Ciò taglierà un’altra importante fonte di entrate per la Russia”.

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha tentato di affrancarsi dall’uso del carbone, la fonte fossile più inquinante usata, ma ha dovuto nuovamente ricorrervi per produrre elettricità a causa dell’incremento esponenziale dei prezzi del gas.

La crisi energetica si è abbattuta sul Vecchio Continente durante l’estate 2021 con la progressiva ripresa dalla pandemia Covid che ha evidenziato la presenza di una domanda nettamente superiore all’offerta. Per questo motivo, i prezzi dell’energia sono schizzati alle stelle già prima dell’invasione russa dell’Ucraina.

L’estate 2021, palesandosi come un periodo caratterizzato da poco vento e dalla quasi totale immobilità delle pale eoliche installate in prossimità del mare del Nord, ha spinti i produttori di energia a volgere nuovamente lo sguardo verso le miniere di carbone e dare nuovo slancio all’uso del combustibile.

A marzo 2022, poi, i prezzi volatili dell’energia hanno fatto registrare cifre record che hanno superato i 400 dollari a tonnellata e hanno fatto quadruplicare i costi nell’ultimo anno.

Dipendenza UE dal carbone russo e situazione del mercato globale

In UE, tra il 1990 e il 2020, si è gradualmente tentato di ridurre l’uso dei combustibili fossili solidi come il carbonepassando da un consumo di 1.200 a 427 milioni di tonnellate.

Bruegel, tuttavia, ha sottolineato che, se da un lato l’UE ha drasticamente ridotto la produzione, da un altro lato ha raddoppiato l’import passando dal 30% al 60%. Anche in questo caso, Mosca ha ricoperto un ruolo fondamentale, affermandosi come una delle più importanti risorse per colmare il divario tra la produzione e il consumo europeo.

In relazione all’import di carbone dalla Russia, Bruegel ha evidenziato che l’UE acquista tra il 20% e il 30% di carbone metallurgico, utilizzato per produrre ferro e acciaio, e circa il 70% di carbone termico, usato per generare elettricità.

Nonostante l’elevata percentuale, contrariamente al gas, il carbone russo può essere sottoposto a embargo in quanto l’Europa è in condizione di sostituirlo. I mercati globali, infatti, sono ben forniti e flessibili rispetto al bene. Tra i principali esportatori di carbone, ad esempio e oltre alla Russia, possono essere citati Paesi come Indonesia, Australia, Stati Uniti d’America, Colombia e Sud Africa.

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