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Università, ministra Messa: “Dad per chi è senza green pass. L’istruzione è un servizio essenziale”

“L’accesso all’università ha perso tanto nel lavoro a distanza e non può che rinascere rioccupando gli spazi”, ha sottolineato il ministro per l'Università.

ministra Messa dad

La tanto discussa didattica a distanza è sembrata l’unica soluzione (fortemente contrastata, odiata e dibattuta) durante i mesi in cui il coronavirus colpiva forte. Durante il lockdown più duro gli studenti più e meno giovani hanno lasciato i banchi – chi delle scuole chi delle università – per rintanarsi tra le mura domestiche, privati del prezioso contatto con la realtà e del bene primario dell’istruzione vera.

Contro la soluzione adottata dalla Azzolina si è scagliato l’attuale ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che assicura il ritorno a scuola in presenza. Fondamentale tornare a respirare cultura anche nelle aule delle università, come sottolineato dal ministro Maria Cristina Messa: per lei, infatti, la “Dad” è la soluzione per chi è “senza green pass”.

Università, il ministro Messa commenta l’ipotesi Dad

Dal primo settembre il green pass è essenziale anche per entrare in università e tornare a seguire le lezioni (e sostenere gli esami) in presenza.

Chi, invece, non disponesse di certificato verde potrà partecipare alla didattica seguendo i corsi in modalità telematica. Per alcuni professori universitari, tuttavia, si tratta di uno “strumento discriminatorio”.

Intervistata da Fanpage.it, il ministro per l’Università ha sottolineato l’importanza di tornare ad animare gli atenei universitari, spiegando così la decisione di garantire la didattica in presenza solo per chi in possesso di certificazione verde.

L’ipotesi Dad è contemplata solo per chi non lo dispone, ha precisato. Quindi ha aggiunto:Il provvedimento scade il 31 dicembre, vedremo come evolverà l’epidemia. Per ora gli atenei si stanno attrezzando in modalità mista, non solo per far seguire chi non fa il vaccino, ma anche per non affollare troppo le aule, visto che il virus continua a girare. Le università si sono attrezzate bene. Poi si rispetta l’opinione di tutti e non si giudica nessuno, ma devo tutelare le persone fragili e chi lavora negli atenei.

L’unico modo per dare un po’ più di sicurezza è permettere l’ingresso solo a chi ha il green pass. Tra l’altro si può anche fare il tampone per ottenere il green pass per 48 ore”.

Ministro Messa: “No alla Dad, l’istruzione è un servizio essenziale”

Come spiegato dal ministro Messa, disporre del green pass anche per accedere alle università significa garantire il ritorno in presenza, tutelando la salute di studenti, professori e dipendenti. In particolare, ha dichiarato: L’istruzione è un servizio essenziale per tutti i nostri cittadini. Ripartiamo dall’istruzione, che non è solo quella della scuola ma anche quella delle università. La generazione di giovani fra i 18 e i 28 anni, che va all’università, è quella che vogliamo stimolare a prendersi delle responsabilità ulteriori per il proprio Paese“.

Poi ha fatto sapere: L’accesso all’università, che è garantito a tutti come l’accesso allo studio, ha perso tantissimo nel lavoro a distanza e non può che rinascere rioccupando gli spazi: non solo le aule, ma anche studi, biblioteche, laboratori, residenze, mense. La vita universitaria da campus influisce tantissimo sulla crescita, sul passaggio dalla scuola al lavoro. Infine perché nelle università si sviluppa la scienza, se non siamo noi a rendere forti i risultati della scienza chi lo fa?”.

Ministro Messa: “Dad per chi è senza green pass. L’accesso allo studio è per tutti”

La decisione adottata per le università italiane non ha trovato il pieno accordo di tutti i professori. Alcuni, infatti, hanno criticato la possibilità di garantire la didattica in presenza solo agli studenti con green pass.

A tal proposito, il ministro Messa replica:L’accesso allo studio per tutti, per chi non vuole fare il vaccino o per chi si rifiuta di esibire il green pass, sarà garantito da remoto, punto. In presenza non può essere garantito, perché il bene comune prevale e io devo lavorare per il bene comune, per il bene di tanti”.

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