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Sanzioni Usa alla Cpi, Italia e altri 7 Paesi fanno muro: "Incrollabile sostegno alla Corte"

Sanzioni Usa alla Cpi, Italia e altri 7 Paesi fanno muro: "Incrollabile sostegno alla Corte"

Gli Usa di Trump annunciano sanzioni contro la Corte penale internazionale: Italia e Ue si oppongono alla decisione e valutano contromisure per tutelare l’indipendenza del tribunale.

Gli Usa annunciano sanzioni contro la Corte penale internazionale, mentre Italia e altri Paesi occidentali si schierano in difesa del tribunale. Bruxelles condanna la decisione di Washington e valuta possibili contromisure per proteggere l’attività della Cpi.

Usa, sanzioni contro la Corte penale internazionale

Gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale, aprendo un nuovo fronte di tensione con le istituzioni che si occupano di giustizia internazionale.

A comunicare la decisione è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha accusato il tribunale di agire per motivazioni politiche e di rivolgere ingiustamente le proprie indagini contro cittadini statunitensi e israeliani. «Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliandone le sue risorse e paralizzandone la capacità operativa», ha dichiarato Rubio, ribadendo che il presidente Donald Trump «non permetterà mai alla Corte Penale Internazionale di perseguire cittadini americani».

Washington contesta infatti la giurisdizione della Cpi e considera le sue iniziative una minaccia alla sovranità nazionale.

Le misure prevedono il congelamento degli eventuali beni del tribunale presenti negli Stati Uniti e concedono alle imprese e ai cittadini americani un periodo di sei mesi per interrompere i rapporti commerciali con l’istituzione. L’annuncio è arrivato poco dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana ed ex giudice della Corte penale internazionale, che ha successivamente ricoperto l’incarico di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.

La decisione di introdurre le sanzioni, tuttavia, sarebbe stata presa prima della comunicazione del riconoscimento.

La posizione americana ha inoltre ricevuto il plauso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, destinatario di un mandato di arresto della Cpi per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza. Il suo ufficio ha definito il tribunale «un organo politico che rappresenta una minaccia mortale per le democrazie rispettose della legge in tutto il mondo e per la stessa idea di sovranità nazionale».

Di segno opposto la risposta della Corte, che ha respinto le misure denunciando un attacco allo Stato di diritto e ai principi fondamentali dell’ordinamento internazionale. La presidente Tomoko Akane ha assicurato che la Cpi proseguirà il proprio lavoro «con indipendenza e imparzialità», sulla base della legge e delle prove, per garantire giustizia alle vittime dei crimini più gravi.

Italia e altri sette Paesi sostengono la Corte, Bruxelles valuta il meccanismo di blocco

Le sanzioni statunitensi hanno suscitato la contrarietà di diversi Paesi occidentali, che hanno ribadito la necessità di tutelare l’autonomia della Corte penale internazionale. In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito hanno riaffermato il proprio sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità dell’istituzione: “Noi, Stati membri dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi“.

I firmatari hanno riconosciuto gli sforzi compiuti dal tribunale per prepararsi alle possibili conseguenze delle misure, ma hanno avvertito che la loro applicazione potrebbe compromettere significativamente le attività della Corte, con ripercussioni anche sul personale e sulle rispettive famiglie. «Rimaniamo uniti nel nostro sostegno alla Corte penale internazionale», si legge nel testo, che richiama anche l’importanza di un «dialogo costruttivo e inclusivo» con gli Stati che non aderiscono allo Statuto di Roma, in vista dell’Assemblea degli Stati membri prevista per dicembre 2026.

Anche l’Unione europea ha espresso una ferma condanna, definendo «profondamente deplorevole» la scelta di Washington. La Commissione Ue ha assicurato che collaborerà strettamente con la Cpi e che è pronta ad adottare «tutte le misure necessarie» per consentirle di continuare a operare efficacemente, tutelando al contempo gli interessi degli operatori europei nel mercato unico.

Il periodo di transizione di sei mesi prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, secondo Bruxelles, lascia ancora spazio a possibili negoziati. Tra le ipotesi allo studio figura il cosiddetto meccanismo di blocco, uno strumento giuridico che può impedire alle aziende europee di rispettare determinate sanzioni statunitensi, proteggendo così i soggetti dell’Ue dalle conseguenze delle misure extraterritoriali. Il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen lo ha descritto come «l’opzione nucleare», precisando che i Paesi Bassi hanno chiesto a Bruxelles di prepararsi a un suo eventuale utilizzo. La sua attivazione resta da valutare, mentre le istituzioni europee cercano una risposta capace di difendere l’operatività della Corte senza alimentare ulteriormente lo scontro con Washington.

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