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Usa, la Corte Suprema blocca Trump: lo ius soli resta sancito dal 14° emendamento

Usa, la Corte Suprema blocca Trump: lo ius soli resta sancito dal 14° emendamento

Ius soli salvo, sport femminile blindato: doppia sentenza storica della Corte Suprema USA

 

Giornata di sentenze epocali per la Corte Suprema degli Stati Uniti, che il 30 giugno 2026, ultimo giorno della sessione, ha pronunciato due decisioni destinate a ridisegnare il dibattito politico e sociale americano: una sul diritto di cittadinanza per nascita, l’altra sulla partecipazione delle atlete transgender allo sport femminile.

Stop a Trump: lo ius soli resta intoccabile

Con una maggioranza ristretta di 5 voti contro 4, i giudici hanno bocciato l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 20 gennaio 2025, primo giorno del suo secondo mandato, che mirava a negare la cittadinanza automatica ai figli nati sul suolo americano da genitori privi di status legale permanente.

La Corte ha stabilito che il provvedimento viola il 14° emendamento della Costituzione, da oltre 150 anni interpretato nel senso di garantire la cittadinanza a quasi chiunque nasca negli Stati Uniti. Il caso, noto come Trump v. Barbara, era arrivato al massimo tribunale dopo che ogni corte federale di grado inferiore aveva già bloccato l’ordine esecutivo per incostituzionalità.

Durante l’udienza dello scorso aprile — alla quale lo stesso Trump aveva partecipato di persona, un evento senza precedenti per un presidente in carica — diversi giudici conservatori, tra cui il presidente della Corte John Roberts, avevano già mostrato forte scetticismo verso le argomentazioni dell’amministrazione.

Fuori dal tribunale, la decisione è stata accolta con esultanza dai manifestanti riuniti davanti all’edificio.

Per Trump si tratta dell’ennesima battuta d’arresto giudiziaria di un mandato segnato da ripetuti scontri con il potere giudiziario.

Via libera al divieto per le atlete transgender

Nello stesso giorno, la Corte ha emesso un’altra sentenza dal forte impatto sociale, stabilendo la legittimità delle leggi statali che vietano alle atlete transgender di competere nelle squadre sportive femminili scolastiche corrispondenti alla loro identità di genere. La decisione, che ha riunito due casi distinti — uno dal West Virginia e uno dall’Idaho — riguarda l’applicazione del Titolo IX e della clausola di uguale protezione del 14° emendamento alla suddivisione delle squadre sportive in base al sesso biologico.

La giudice Sonia Sotomayor ha espresso un duro dissenso, definendo “gravi” le conseguenze della sentenza per le atlete coinvolte nei ricorsi.

Una giornata che chiude la sessione 2025-2026

Le due sentenze arrivano nell’ultimo giorno della sessione annuale della Corte Suprema, che ha riservato per il finale alcune delle decisioni più attese e divisive dell’anno, in un contesto già segnato da scontri istituzionali tra l’amministrazione Trump e il potere giudiziario su più fronti, dai dazi commerciali ai poteri esecutivi sulle agenzie federali indipendenti.

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