Come aiutare tuo figlio a gestire un’intolleranza alimentare COMMENTA  

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Problemi alimentari con il tuo bambino? Ecco tutti i consigli utili per una mamma che vuole aiutare il proprio bambino

Spesso una mamma si trova di fronte a problemi non indifferenti ed assolutamente non sottovalutabili: il proprio bambino può accusare problemi molto gravi di intestino, diarrea, vomito, nausea, cefalee e tante altre gravi patologie che diventano sempre più permanenti. Uno dei primi elementi che può indurre a sospettare la presenza di un’allergia alimentare è la stretta e positiva correlazione esistente tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione dell’alimento sospetto. Il bambino comincia a manifestare i primi disturbi e fastidi dopo pochi minuti, o già durante l’assunzione dell’alimento.


I sintomi che fungono da campanelli d’allarme sono il gonfiore delle labbra, della lingua, arrossamento del volto, dermatiti, asma, rinite, arrossamento e lacrimazione copiosa degli occhi, vomito, diarrea, dolori addominali ed intestinali, nausea e cefalea. In altre situazioni meno gravi, ma non sottovalutabili, deve far pensare alla comparsa di un’allergia alimentare la ricorrenza di certe manifestazioni, come l’eczema o dermatite atopica associato a scarsa crescita o dolori addominali. Nel sospetto di un’allergia alimentare è opportuno che venga consultato il pediatra curante o l’allergologo prima di effettuare diete di eliminazione dei cibi con l’obiettivo di scovare la diagnosi ed evitare problemi di malnutrizione del vostro bambino.


Molto spesso i bambini accusano dolori e disturbi alimentari quando ingeriscono il latte e tutti i derivati come latticini, formaggi, yoghurt, creme etc., le uova e tutti gli alimenti che lo contengono (albume e tuorlo compreso) ed il grano con tutti i farinacei delle graminacee che comportano l’insorgenza e la presenza della celiachia, patologia autoimmune. Le intolleranze alimentari possono presentarsi fin dai primi anni di vita del vostro bambino e dar luogo a fastidiosi disturbi che si manifestano spesso con dermatiti, disturbi del sonno e mal di pancia; crescendo si può aggiungere anche stanchezza, cefalea, asma, tosse, sinusiti, difficoltà respiratorie, otiti, muco ricorrente, lacrimazione degli occhi, dolori articolari e muscolari, difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, ansia, depressione, tachicardia, gastrite, colite, gonfiore addominale ed altri sintomi ancora.


test per la diagnosi di intolleranze sono tanti, ma nessuno è validato scientificamente, dunque è sconsigliabile dare affidabilità agli stessi test reperibili in commercio come il test del capello, il test bioenergetico, test kinesiologico. L’unico vero test a cui deve essere sottoposto il bambino per poter diagnosticare la presenza di intolleranze alimentari è quello concernente il prelievo del sangue che analizza oculatamente la presenza di anticorpi (IgA e IgG) e la reazione dei neutrofili (globuli bianchi) al contatto con i cibi. Anche se un metodo invasivo per il bambino, specie se di pochi anni che non tende il braccino per facilitare il prelievo del sangue, un suggerimento utile è quello di eliminare tutti i cibi che possono dare sintomi di allergia, come i latticini, l’uovo ed il grano e procedere alla valutazione dello stato di salute del piccolo dopo l’eliminazione dal regime dietetico.

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Un’intolleranza sempre più diffusa, oltre a quelle sopra citate e più comuni, è quella relativa all’assunzione dello zucchero, sia semplice che complesso: in questi casi, è necessario non eliminare tutti gli zuccheri dal regime dietetico del bambino ma, studiare con un nutrizionista una dieta ad hoc che preveda l’assunzione di proteine e carboidrati in forma alternativa, che preveda il consumo di alimenti che contribuiscono alle normali funzioni vitali del sistema immunitario, come quelli contenenti vitamina A, vitamine B, vitamine C, D e K, ferro, folati, magnesio, rame, selenio e zinco, così come quelli che contengono fibre di frumento, di mais, di riso e di segale che hanno effetto benefico sulla funzione intestinale.

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