Brexit, come sarà l’Europa senza la Gran Bretagna?

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Brexit, come sarà l’Europa senza la Gran Bretagna?

Brexit ufficiale

In settimana il Regno Unito ha notificato l’articolo 50 del trattato di Lisbona, la Brexit inizia ufficialmente. Come sarà l’Europa del futuro?

Come sarà l’Europa dopo la Brexit? Come sarà la vita di tutti i giorni dopo il ripristino del confine con il Regno Unito? In settimana, la prime minister Theresa May ha dato il via ufficiale alla notifica dell’articolo 50 del trattato di Lisbona, perciò entro i prossimi due anni si arriverà alla fine dei negoziati. In che modo?

Londra dovrebbe dare l’addio definitivo all’Unione Europea il 29 marzo del 2019. Questo prevede l’articolo 50, tassativo sul limite dei due anni. In realtà, una proroga è possibile, purché tutti siano d’accordo. La premier britannica ha voluto mostrare i muscoli ancora prima di iniziare a trattare, riassumendo il suo pensiero in uno slogan: “per la Gran Bretagna nessun accordo che sia un cattivo accordo per la Gran Bretagna”. Come dire che Brexit means non solo Brexit, ma hard Brexit.

Se al termine dei due anni non si sarà trovato un accordo, mancherebbero indicazioni normative. Il trattato di Lisbona si limita infatti a dire due anni e a prevedere la possibilità di proroga.

La Brexit è una strada senza ritorno?

Si può tornare indietro dopo la notifica dell’articolo 50? Nonostante in molti siano convinti di no, retrocedere è possibile. I modi sono due. La decisione di uscire dall’Unione Europea può essere ritirata (lo ha spiegato il britannico John Kerr, fra gli autori proprio dell’articolo 50). Anche qualora la procedura fosse portata fino in fondo, rimane la possibilità di presentare una candidatura ex novo. Improbabile, certo, ma la Gran Bretagna, dopo essere uscita dall’UE, avrebbe tutto il diritto di chiedere di rientrarvi.

Il primo passo è l’emanazione delle linee guida per i negoziati a cura del Consiglio Europeo presieduto da Donald Tusk. L’inizio effettivo dei negoziati non avverrà prima della conclusione delle presidenziali francesi (7 maggio al massimo). Il momento decisivo sarà dopo le elezioni tedesche del prossimo autunno, ovvero, indicativamente, a ottobre 2017.

I temi saranno moltissimi: in primis il controllo delle frontiere, ovvero in che modo i cittadini UE entreranno e usciranno dal Regno Unito, i permessi di soggiorno e di lavoro (incluso il delicato tema dei cittadini non britannici al momento impiegati sul suolo britannico), la fitta rete degli accordi commerciali, la cui discussione dovrebbe forse avvenire separatamente.

Gus O’Donnel, ex capo di gabinetto, ancora prima del referendum, aveva fatto notare come per la Groenlandia (che nel 1985, a seguito di voto popolare, scelse di uscire dall’UE) furono necessari tre anni di negoziati. La Groenlandia, sottolineava O’Donnel, “popolazione di poco inferiore a Croydon” (12 mila abitanti a sud di Londra) e “un solo problema, il pesce”. “E con un problema ci sono voluti tre anni”, concludeva, “noi abbiamo molteplici problemi, perciò è altamente improbabile che si possa risolvere tutto in due anni”.

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