Cina, crollano le esportazioni: a febbraio contrazione del 20,6% COMMENTA  

Cina, crollano le esportazioni: a febbraio contrazione del 20,6% COMMENTA  

Cina, a febbraio esportazioni crollate del 25,4% nell’ultimo anno. Import in rosso: -13,8%

Per quest’anno non sono stati fissati, contrariamente a quanto fatto in passato, obiettivi specifici per l’export

I DATI – Il grande drago soffre e con lui tutto il monso. L’economia della Cina mostra altri segnali di frenata dopo che il Congresso nazionale del popolo ha ufficializzato il taglio delle stime per la crescita per il 2016. L’export di febbraio ha registrato addirittura un -25,4% su base annua, contro il -11,2% del mese precedente, mentre l’import ha ceduto il 13,8% contro il -12% precedente. Tutte conseguenze della debole domanda mondiale e del fermo dovuto alla festività del Capodanno lunare, che in Cina dura 15 giorni e quest’anno è iniziato l’8 febbraio. Il valore totale del commercio estero cinese è invece sceso del 15,7% su base annua a 1,43 trilioni di yuan (circa 220 miliardi se valutiamo in dollari) a febbraio dalla contrazione del 9,8% del mese precedente. I dati sono stati diffusi oggi dalle autorità cinesi, a cui se ne aggiunge un’altro: si tratta del peggior calo dal 2009.

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UNO SGUARDO ALL’INTERNO – Comunque un 6% di crescita annua viene confermato dal governo e da diverse agenzie di rating vicine al governo. Intanto però sono stati annunciati nei giorni scorsi quasi 6 milioni di esuberi solo nel settore della siderurgia e carbone, con un reinserimento sempre più difficile, visto che le esportazioni a febbraio sono calate del 25%. Probabilmente stanno pagando il surplus produttivo: il governo mantiene aziende in perdita per non avere altri esuberi di operai ma quando cominciano a chiudere le fabbriche e gli operai dopo 20 anni di duro lavoro si trovano disoccupati protesteranno e attireranno l’attenzione dei media internazionali.

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Per fortuna i produttori di acciaio europei stanno bloccando la proposta di far diventare economia di mercato la cina, che causerebbe almeno un milione di disoccupati europei solo nella siderurgia.

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