Obama acconsente alle trivellazioni nell’Artico

Ambiente

Obama acconsente alle trivellazioni nell’Artico

La compagnia petrolifera Shell ha avuto l’autorizzazione degli Stati Uniti per ricominciare a trivellare nell’Artico.

In questo punto del globo si presume infatti sia contenuto un quantitativo pari al 20% del petrolio mondiale ancora non estratto.

La Shell ha speso circa 6 miliardi di dollari per l’esplorazione di quest’area ed intende cominciare a trivellare quest’estate.

Una serie di errori aveva bloccato gli interventi della Shell nelle acque dell’Artico già nel 2012, multandola per inquinamento ma, nonostante ciò e nonostante le proteste degli attivisti ambientali, di Greenpeace, di Oceana e degli altri movimenti contro le trivellazioni nell’Artico, il governo Obama ha comunque dato il via libera.

Ci sono però forse ancora delle speranze. Come parte dell’approvazione, infatti, la Shell deve ottenere anche il permesso del governo federale e dello stato dell’Alaska.

Se dovesse ricevere tutti i permessi di cui ha bisogno sarà un grave problema, spiegano gli attivisti.

Una fuoriuscita di petrolio nelle acque artiche sarebbe infatti decisamente più difficile da contenere.

Le acque dell’Artico hanno temperature estreme, sono ghiacciate. Si creano spesso forti tempeste con onde alte fino a 15 metri. Se ci dovesse essere una fuoriuscita di petrolio, la stazione di soccorso più vicina con le attrezzature necessarie sarebbe a più di 1500 km di distanza.

Un ricercatore specializzato di Greenpeace, Tim Donaghy, ha dichiarato “la Shell ha una storia di pericolosi malfunzionamenti nell’Artico, mentre gli scienziati di tutto il mondo sono d’accordo nel dire che il petrolio artico deve restare dov’è se si vuole evitare un catastrofico cambiamento climatico”.

L’Oceano Artico inoltre è una zona importante per l’alimentazione dei mammiferi marini; operando in queste acque si andrebbe a distruggere l’ecosistema e la salute del nostro pianete, “anteponendo il petrolio alle persone”, come ha detto Erik Grafe, avvocato di Earthjustice, aggiungendo che il progetto Shell si basa “su un’analisi dell’ambiente e della sicurezza affrettata e incompleta”.

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