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Accise mobili rimandate, diesel torna a costare 6,1 centesimi in più

Accise mobili rimandate, diesel torna a costare 6,1 centesimi in più

Il diesel perde lo sconto: ecco perché i prezzi salgono e come il governo sta cercando di contenerli.

Alle ore 00:00 di ieri è terminato lo sconto di 6,1 centesimi sul diesel. La misura, introdotta a metà settembre, era destinata a ridurre il costo alla pompa, ma il meccanismo delle accise mobili non è stato attivato perché il decreto previsto non è comparso sulla Gazzetta Ufficiale.

Accise mobili e dichiarazioni del governo

Nel Consiglio dei ministri del 16 settembre, il taglio iniziale previsto di 17 centesimi al litro è stato progressivamente ridotto: a partire dal 18 fino al 25 settembre è stato fissato a 12,2 centesimi, per poi scendere a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre.

La premier Giorgia Meloni ha spiegato che il 5 ottobre non si arriverà a “zero” perché entra in vigore il meccanismo delle accise mobili. Le accise mobili funzionano come un cuscinetto autofinanziato: quando il prezzo del greggio sale, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato, e il gettito aggiuntivo viene immediatamente reinvestito per ridurre l’accisa, mantenendo inalterato il gettito pubblico.

Le ragioni del ritardo

Il viceministro all’Economia Maurizio Leo interrogato a Montecitorio, ha dichiarato che il governo è ancora al lavoro per definire il meccanismo, aggiungendo: “Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando”. La mancanza del decreto a doppia firma (MASE-MEF) ha lasciato sospeso la proroga dello sconto, facendo scattare l’aumento previsto.

Il price-cap delle raffinerie riduce l’impennata

Parallelamente, le principali compagnie – EniIpQ8 e Tamoil – hanno accettato l’appello del governo e hanno applicato un price cap sui prezzi alla pompa. Secondo gli ultimi dati del MIMIT il prezzo medio nazionale in modalità self-service è sceso a 2,084 € per la benzina e 2,285 € per il gasolio. Su autostrada, i valori sono leggermente più alti: 2,122 € per la benzina e 2,328 € per il diesel.

Il price cap ha generato un divario rispetto a chi non ha ancora adottato la misura: la riduzione media del diesel in autostrada negli ultimi quattro giorni è di 13,1 centesimi al litro, mentre sulla rete stradale è di 9,2 centesimi. Le stesse dinamiche si riscontrano per la benzina, con una diminuzione di 13,2 centesimi in autostrada e di 7,5 centesimi sulla rete ordinaria.

Nel frattempo, i prezzi internazionali del petrolio continuano a salire: il Brent, riferimento europeo, è a 100,85 $ al barile (+0,53 %), mentre il WTI, riferimento statunitense, è a 89,88 $ (+0,45 %).

Reazioni di consumatori e imprese di trasporto

Il Codacons ha evidenziato che, nonostante i ribassi, il costo del carburante resta ancora elevato. Il risparmio su un pieno di 50 litri in autostrada è di circa 6,60 € sia per benzina che per diesel, mentre sulla rete stradale il risparmio è di 3,75 € per la benzina e 4,60 € per il gasolio.

L’associazione dei piccoli imprenditori di trasporto, CNA Roma ha lanciato un allarme: gli autotrasportatori della capitale stanno sostenendo un aumento medio di oltre 2 000 € al mese per i rifornimenti. Il presidente Roberto Orlandi ha chiesto l’apertura di un tavolo di crisi con tutta la filiera e l’applicazione obbligatoria del fuel surcharge per trasparire i costi aggiuntivi.

Infine, il viceministro Leo ha ribadito: “Dicono: tassate gli extra profitti ma questo è un intervento sugli extra profitti”, sottolineando l’intento del governo di agire sui guadagni inattesi delle raffinerie per sostenere i consumatori.

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