> > Attentato a Ranucci, nuovo interrogatorio per Lavitola: "Anche lui aveva chie...

Attentato a Ranucci, nuovo interrogatorio per Lavitola: "Anche lui aveva chiesto la scorta"

Attentato a Ranucci, nuovo interrogatorio per Lavitola: "Anche lui aveva chiesto la scorta"

Tutte le ultime notizie sul caso dell'attentato a Ranucci. La difesa di Lavitola ha scelto una nuova strategia.

La difesa di Valter Lavitola sta cercando di ridimensionare la ricostruzione dell’attentato a Sigfrido Ranucci, sostenendo che l’obiettivo non sarebbe stato quello di fargli del male, ma di provocare un innalzamento della sua scorta. Secondo l’avvocato Sergio Cola, gli atti dimostrerebbero infatti che lo stesso Ranucci aveva chiesto in precedenza un rafforzamento della protezione.

La difesa sostiene, inoltre, che gli esecutori materiali dell’attentato avrebbero dichiarato di non aver avuto intenzione di ferire il giornalista.

La nuova strategia della difesa di Lavitola

Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato, ma la sua versione continua a presentare elementi che gli investigatori ritengono da chiarire. Il suo legale prepara una nuova richiesta al Tribunale del Riesame e valuta la possibilità di chiedere un ulteriore interrogatorio per fornire spiegazioni sugli aspetti giudicati poco chiari.

Nel frattempo, la Procura proseguirà l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati a Lavitola e potrebbe convocare Ranucci come persona informata sui fatti. Resta da chiarire il ruolo di Gomes Tavares, indicato come intermediario nell’organizzazione dell’attentato e attualmente latitante: la Procura intende chiederne l’estradizione.

Attentato Ranucci: il mistero del possibile “terzo livello”

La difesa respinge come “congetture” l’ipotesi dell’esistenza di un ulteriore livello di mandanti o di una regia più ampia. Parallelamente, però, l’inchiesta continua a esaminare i rapporti e le attività di Lavitola, compreso il progetto di un sondaggio sulle eventuali possibilità politiche di Ranucci. Secondo il racconto del direttore di Repubblica Stefano Cappellini, Lavitola gli avrebbe parlato già nel febbraio 2026 di una persona molto popolare che avrebbe potuto entrare in politica, chiedendogli consigli per un sondaggio. Solo successivamente avrebbe fatto il nome di Ranucci, suscitando la reazione negativa di Cappellini.

La questione resta quindi particolarmente delicata: Lavitola riconosce la propria responsabilità come mandante, ma la sua difesa sta cercando di dimostrare che l’azione avesse finalità diverse da quelle che potrebbero emergere dalla ricostruzione accusatoria. Le nuove analisi e gli eventuali interrogatori potrebbero contribuire a chiarire le molte zone ancora oscure della vicenda.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app