> > Lavitola confessa: il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci

Lavitola confessa: il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci

Lavitola confessa: il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci

Nuove rivelazioni emergono dall'interrogatorio di Valter Lavitola, il presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci. Gli indagati chiedono interrogatori, mentre il giornalista continua il suo lavoro a Report.

L’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 davanti alla sua abitazione a Pomezia, continua a suscitare grande interesse e preoccupazione. Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma sotto la guida del procuratore Francesco Lo Voi hanno portato a nuovi sviluppi significativi, in particolare dopo l’interrogatorio di Valter Lavitola ex giornalista ed editore, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato.

L’inchiesta ha visto l’arresto di quattro presunti esecutori materiali dell’attentato: Antonio PassarielloSaverio MutonePellegrino D’Avino e Marica De Filippis quest’ultima agli arresti domiciliari. Le accuse a loro carico includono detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

L’interrogatorio di Lavitola e le richieste degli avvocati

Alla luce delle dichiarazioni rese da Lavitola durante il suo interrogatorio, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri difensori dei quattro indagati, hanno annunciato la richiesta di interrogatori per i loro assistiti davanti ai magistrati. Gli arrestati, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, hanno reso solo dichiarazioni spontanee.

L’avvocato Pagliarulo ha dichiarato: “Quanto è emerso dall’interrogatorio di Lavitola ci permette ora di chiedere che l’interrogatorio dei nostri assistiti.”

La ricostruzione degli eventi e le indagini

Le indagini hanno ricostruito una sequenza di eventi che inizia il 15 un mese prima dell’attentato. Secondo gli inquirenti, Lavitola e Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense ricercato e latitante, si recarono a Pomezia per un sopralluogo. Lavitola avrebbe deciso l’azione e chiesto a Gomes di trovare chi potesse procurare l’esplosivo e compiere il gesto davanti alla casa di Ranucci. Gomes reclutò quattro persone di origine campana, indicate come gli esecutori materiali. Il 10 sei giorni prima dell’esplosione, il gruppo tornò sul litorale laziale per un secondo sopralluogo, utilizzando l’auto del suocero di uno di loro.

Gli inquirenti hanno costruito il quadro accusatorio basandosi su tabulati telefonici e telematici, incrociati con le celle agganciate nella zona nei giorni dei sopralluoghi. A questo si aggiunge il tracciamento dei veicoli usati nelle fasi preparatorie e l’analisi forense dei cellulari sequestrati agli indagati. Questi accertamenti, secondo gli investigatori, ricostruiscono gli spostamenti del gruppo prima dell’attentato e smentiscono gli alibi predisposti dagli indagati.

La posizione di Sigfrido Ranucci e il confronto politico

Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report nonostante l’attentato e le conseguenti indagini. Le fonti indicano che non ci sono piani per un suo passo indietro dalla conduzione del programma. Ranucci ha parlato della situazione anche durante una riunione con il direttore dell’Approfondimento RaiPaolo Corsini. Il suo legale, Roberto De Vita ha definito positivo l’esito dell’audizione davanti al Comitato Etico della Rai affermando che Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte.

De Vita ha sottolineato che Ranucci ha fornito “elementi fattuali” in grado di fugare “ogni possibile dubbio” sulle ricostruzioni, definite “infondate e pretestuose“, relative alla conduzione di Report e alle sue inchieste. Il legale ha inoltre rivendicato il ruolo svolto da Ranucci nella tutela dell’autonomia della redazione.

Il caso continua ad alimentare lo scontro politico. Ranucci ha rilanciato sui propri canali social l’iniziativa dell’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo che ha scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen per chiedere attenzione sulle dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e sulla richiesta di sospendere il giornalista dalla conduzione di Report. Ruotolo sostiene che la questione riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act.

Nel frattempo, il procedimento giudiziario entra nella fase successiva. Per Lavitola e Gomes vale la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. La difesa di Lavitola starebbe ora valutando un nuovo interrogatorio davanti al pm, mentre è atteso il deposito del ricorso al Tribunale del Riesame contro le esigenze cautelari e la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.

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