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Covid, le barriere in plexiglas non proteggono e possono essere controproducenti

Covid e barriere in plexiglas: in alcune situazioni possono essere utili per proteggere dal virus, in altre potrebbero addirittura portare svantaggi.

Qual è la vera efficacia dei divisori in plexiglas?

Un anno fa, il boom delle barriere in plexiglas nei locali chiusi avvenuto durante la prima ondata di Covid; oggi, diverse richerche hanno fatto il punto sull’utilità e l’efficacia di tali divisori: manca una risposta univoca.

Covid, gli studi sull’efficacia delle barriere in plexiglas

Vari studi hanno dimostrato che le particelle grandi, le droplet, vengono intrappolate, mentre quelle più piccole, aerosol, sempre prodotte quando si parla e che rimangono sospese in aria, riescono comunque ad aggirare la barriera e raggiungere l’interlocutore. Le barriere in plexiglas non sono comunque sufficienti a contrastare la circolazione dell’aerosol.

Covid, barriere in plexiglas controproducenti

Un’indagine online pubblicata su Science, relativa all’ambiente scolastico, indica che queste barriere potrebbero anche essere controproducenti, aumentando il rischio di contagio.

“In alcune situazioni, la presenza di numerosi schermi divisori, orientati in un modo spesso casuale, può favorire il ristagno dell’aria e incanalare l’aria e l’aerosol in determinati spazi. Facendo potenzialmente crescere, in queste zone, la probabilità di infettarsi”, spiega Daniele Contini, dirigente di ricerca all’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.

Covid, barriere in plexiglas: quando sono utili e quando meno

“Pensiamo a lastre che ricoprono completamente tutta l’area di contatto.

Un esempio riguarda il plexiglas applicato dal pavimento al tetto di pullman, autobus o dell’automobile, che servono per proteggere autisti e tassisti”, in questi casi, spiega Contini, la copertura completa blocca sia le droplet sia l’aerosol ed è efficace. 

Negli altri casi, ovvero quando non è possibile una copertura completa,”bisogna vedere quanto è alto lo schermo”, rimarca Contini, “e ricordare che parte dell’aerosol può comunque raggiungere l’interlocutore”.

Il ricercatore consiglia: “Meglio pertanto utilizzare le mascherine, mantenere le distanze e aerare gli ambienti.

E, solo dopo aver applicato tutte queste misure, adottare anche il plexiglas”.

Covid, barriere in plexiglas a scuola

“Mettere divisori fra gli studenti, fra una postazione e un’altra, non è risolutivo e potrebbe indurre erroneamente a pensare di essere protetti”, specifica l’esperto.

“Meglio allora investire in sistemi di aspirazione dell’aria o di aerazione con ricircolo. E ancora una volta, ricordiamo di aprire spesso le finestre, se possibile ogni 20 minuti: si tratta di un sistema a costo zero ed efficace per ridurre la concentrazione di droplet e aerosol”. 

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