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Arezzo, muore dopo essere stato dimesso dall’ospedale: condannata la Usl

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Dopo l'archiviazione della causa penale, il tribunale emette il verdetto in sede civile. L'avvocato: "Questa sentenza contribuisce a fare giustizia".

ospedale Cortona

E’ stata condannata a un risarcimento di 300mila euro la Usl Toscana Sud Est, responsabile della morte di Stefano Rofani il 6 ottobre 2014. L’uomo, di 39 anni, aveva perso la vita in seguito a un infarto che l’aveva colpito mentre stava tornando a casa dall’ospedale Santa Margherita della Fratta di Cortona. Si era recato in pronto soccorso per alcuni dolori e il suo caso era stato classificato come un codice verde. Era stato dimesso tre ore dopo il suo ingresso in clinica con una diagnosi di ernia iatale, poi, proprio mentre si trovava al volante della sua auto insieme alla madre, diretto alla sua abitazione nella frazione montana di Teverina, era svenuto e si era spento per un attacco cardiaco.

La sentenza

In seguito al terribile accaduto, i familiari di Rofani si erano affidati all’avvocato Gabriele Zampagni perché convinti che nei confronti del cortonese non fosse stata messa in atto una corretta procedura sanitaria e che la sua morte si sarebbe potuta evitare se solo i medici dell’ospedale avessero prestato più attenzione al suo caso.

A 5 anni dalla tragedia, il giudice Carlo Breggia del tribunale di Arezzo ha emesso la sentenza in sede civile: a causare la morte di Stefano Rofani è stata una dimissione precoce del paziente che i medici hanno disposto contravvenendo alle linee guida che imponevano, in un caso simile, di trattenerlo e di monitorarlo per diverse ore.

Se fosse andata diversamente, l’infarto sarebbe comunque avvenuto, ma sarebbe stata affrontato e, probabilmente, risolto.

“L’unica speranza, a questo punto è che la tragica vicenda possa costituire un severo monito per tutti gli operatori della sanità” ha dichiarato il legale della famiglia, “affinché nel 2019 nessuno possa più morire poche ore dopo essersi recato, invano, ad un pronto soccorso, proprio per chiedere tutela, protezione e cura”.

La vittoria civile ribalta la sentenza in sede penale. Quattro medici e infermieri, infatti, accusati di omicidio colposo per la morte di Rofani, erano stati prosciolti con l’accoglimento delle istanze del pm Falcone, il quale sosteneva che non esisteva alcun collegamento tra la dimissione dall’ospedale e il decesso, dal momento che il cortonese avrebbe sofferto di un’anomalia cardiaca.

Le varie perizie mediche, tuttavia, non hanno mai rilevato malformazioni o altri problemi congeniti.

I famigliari di Rofani sperano adesso in una riapertura del procedimento penale.


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