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Diario di un medico in prima linea contro il Coronavirus: 2° puntata

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Angelo Borrelli ha dato l'ultimo colpo di frusta al mio entusiasmo di partire per il Piemonte, come medico volontario per aiutare i colleghi contro il Coronavirus.

Diario dal fronte del Coronavirus
Diario dal fronte del Coronavirus

Sul treno che, da Napoli, mi avrebbe portato a Roma per partecipare all’incontro con il Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, e quindi sapere quale sarebbe stata la mia destinazione da medico volontario contro il Coronavirus, ho incontrato tre colleghi del mio stesso ospedale. Nessuno di noi sapeva che l’altro aveva risposto all’appello e, se non ci fosse stato il Coronavirus, di sicuro ci saremmo abbracciati l’un l’altro per esprimere l’emozione che ciascuno di noi ha provato nel sapere che, da un ospedale piccolo di Napoli, ben in 3 fossero stati selezionati per partire e chissà quanti altri si sono proposti e noi non lo sapremo mai.

In treno, seppur a debita distanza, abbiamo fatto amicizia con altri medici, anche loro su quel treno per raggiungere Roma.

Condividendo paure e preoccupazioni e incoraggiandoci a vicenda, siamo diventati un equipe ancor prima di essere operativi: si fa squadra condividendo noi stessi, non solo la nostra professionalità.

Arrivati a Roma, da medici, siamo prima di tutto diventati tutti pazienti: noi per primi abbiamo dovuto sottoporci al tampone per sapere se affetti da Coronavirus. I colleghi del Policlinico Militare Celio hanno lavorato tutta la notte per poter esaminare i nostri tamponi e restituirci l’esito l’indomani mattina, in modo da permetterci di partire quanto prima.

In serata, radunati in un grande stanzone, è venuto a salutarci il dottor Federico Federighi, responsabile medico della Protezione Civile. Un uomo d’azione, mi è sembrato. E poi, verso le 20.30, a fine di una giornata di lavoro estenuante, stanco e affaticato è arrivato il Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Mai mi sarei aspettato, vista la situazione, di vederlo. Invece è voluto venire personalmente a salutarci.

Angelo Borrelli ha fatto un discorso semplice, ma per me estremamente motivante. Era quello di cui avevo bisogno in quel momento: è stato un ulteriore colpo di frusta al mio entusiasmo di partire. «Siete dei volontari, avete tutto il nostro rispetto. E meritate tutto il nostro appoggio», ci ha detto Borrelli prima di dare a ciascuno di noi perfino il suo numero personale di cellulare. «Non esitate a chiamarmi», ha concluso, andando via.

Ormai avevo davvero tutto per partire. L’indomani sarebbe stato il mio primo giorno in uno dei Covid Center del Piemonte.

Ogni giorno pubblico su Notizie.it il mio diario dal fronte del Coronavirus: leggilo qui

Enrico Russolillo, napoletano, classe 1963, è laureato in medicina e chirurgia. In corsia dal 1993, attualmente è responsabile del Servizio di Cardiologia Interventistica Coronarica presso l'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. È fra i 300 medici volontari che hanno deciso di partire per le regioni più colpite dal Coronavirus.


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Bruno

Un grande medico, un vero professionista,ENrico sei un angelo.Vorrei ringraziare anche gli atri tre medici del nostro ospedale ma non so chi sono,sicuramente professionisti con animo nobile.un abbraccio virtuale ,forza ENrico sei unico.


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Enrico Russolillo

Enrico Russolillo, napoletano, classe 1963, è laureato in medicina e chirurgia. In corsia dal 1993, attualmente è responsabile del Servizio di Cardiologia Interventistica Coronarica presso l'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. È fra i 300 medici volontari che hanno deciso di partire per le regioni più colpite dal Coronavirus.

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