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Coronavirus, le assurde scuse degli automobilisti ai posti di blocco

Le scuse più assurde degli automobilisti ai posti di blocco durante l'emergenza coronavirus

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Il coronavirus verrà ricordato anche per le scuse assurde inventate sul momento dagli automobilisti ai posti di blocco. Da “Mi ha morso uno squalo, sto andando in ospedale” a “Sto accompagnando la mia amica trans a lavorare”, una lunga serie di banali e finte giustificazione a cui gli uomini della Polizia sono costretti in questo periodo di lockdown in cui i controlli sono diventati molto più frequenti.

É stata. proprio un pattuglia della stradale a raccontare ai microfoni della Rai alcune delle storie fantasiose affermando anche che i controlli nel lungo weekend di Pasqua saranno ancora più stringenti, per impedire agli irresponsabili di fare scampagnate o gite fuori porta.

Le scuse ai posti di blocco

Nel racconto degli uomini della Polizia si fa spesso riferimento anche agli spacciatori che non hanno accettato la brusca “chiusura” del loro mercato e provano a svolgere la loro attività anche con il lockdown. Una donna di 26 anni di Rimini, ad esempio, è stata arrestata dai carabinieri di Cattolica con l’accusa di detenzione di droga.

A bordo della sua Peugeot i militari hanno trovato 1 chilo e 10 grammi di eroina in due panetti. La donna aveva giustificato la sua presenza in strada come un’esigenza lavorativa.

Episodio simile a Monfalcone, in provincia di Gorizia, dove un uomo di 44 anni è stato fermato due volte nell’arco di tre giorni mentre si aggirava immotivatamente per le strade della cittadina. Al primo controllo l’uomo veniva sorpreso in possesso di piccole quantità di eroina, circa 11 grammi, oltre a materiale per il confezionamento delle dosi.

Per lui è arrivata una doppia denuncia per possesso di stupefacenti e inosservanza dei dpcm per il contrasto al coronavirus. Successivamente sono stati trovati nella sua auto due coltelli e dunque altra denuncia per detenzione di arma bianca.

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