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Coronavirus e smartworking: la rinascita del Sud

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A causa del coronavirus molte aziende hanno scelto lo smartworking ed è cambiata la geografia italiana.

Smartworking
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Il coronavirus ha spinto molte aziende a scegliere lo smartworking e questa sembra essere la rinascita del Sud. Le città sono deserte al Nord, nelle grandi città come Milano lo scenario del post lockdown è quasi apocalittico. Potrebbe essere la conseguenza sociale ed economica del “south working”, ovvero del trasferimento dei lavoratori e degli studenti fuori sede che sono rientrati al Sud e ci sono rimasti, grazie anche alla possibilità di smartworking.

Poteva essere un fenomeno momentaneo, ma sta diventando definitivo e la conseguenza è la desertificazione delle grandi città del Nord.

Coronavirus e smartworking

Milano, in 20 anni, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, ha guadagnato circa 100mila residenti provenienti da altre regioni italiane, soprattutto del Sud, ma con la pandemia una buona parte di questi è rientrata nelle proprie regioni e ha continuato a lavorare online. Le prospettive per un ritorno alla normalità sono davvero molto incerte, perché il lavoro da remoto è diventato l’unico modo per far sopravvivere le imprese durante la pandemia.

Milano era una città in cui circolavano tre milioni di persone al giorno, ovvero il doppio degli abitanti, ma oggi questo flusso è stato bloccato. Questa situazione la stanno affrontando anche altre città italiane, e non solo. Lo smartworking è la giusta soluzione per le aziende e anche per i lavoratori, che apprezzano moltissimo l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Il futuro dello smartworking, secondo il National Bureau of Economic Research, è destinato a rimanere permanente per il 40% delle imprese.

Il Sud sta avendo il suo momento di rinascita, grazie anche al rientro dei cervelli in fuga.

Un gruppo di ragazzi di Palermo hanno etichettato il fenomeno come “south working“, ovvero lavorare o studiare dal sud. Hanno ideato un’organizzazione no-profit che è un progetto di Global Shapers Palermo Hub per studiare lo smart working localizzato al Sud. “La cicatrice psicologica lasciata dalla pandemia, la consapevolezza di poter fare acquisti online e di poter lavorare da remoto più giorni a settimana, l’urgenza di aumentare il proprio spazio vitale riducono allo stretto necessario le occasioni di trascorrere tempo in città.

Nel breve periodo questo porterà a uno svuotamento delle metropoli a favore dei sobborghi, abbattendo il costo delle abitazioni centrali e impoverendo il commercio cittadino” ha spiegato Andres Rodriguez-Pose, economista della London School of Economics. “Più centrato sulla vita di quartiere, allontanandoci dallo sviluppo iconico di singoli ediici. Cessa il mantra di una migrazione irreversibile verso le grandi città, l’attenzione viene ora riportata alla creazione di quartieri resilienti, inclusivi, tecnologici, a basso impatto ambientale” ha aggiunto Manfredi Catella, capo di Coima.

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it


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Chiara Nava

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it

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