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Covid, la testimonianza di Iacopo Melio: “State attenti”

Iacopo Melio racconta a cuore aperto la sua esperienza con il Coronavirus. Il suo monito: “Stiamo attenti”.

Covid testimonianza Iacopo Melio
Covid testimonianza Iacopo Melio

Iacopo Melio ha deciso di raccontare la sua esperienza con il Coronavirus e il suo ricovero all’ospedale San Giuseppe di Empoli. “Un inferno che sembra essere sceso anche lì” come ricorda Iacopo. Una signora che chiede dell’acqua, una paziente che non che tossisce e poi c’è Iacopo che come racconta al quotidiano “La Repubblica” da un anno a questa parte ha paura di morire.

Iacopo Melio scrive per dar forma al suo dolore “e allora diamogli forma a questo dolore e facciamone qualcosa. Sempre e comunque, finché si può”.

Covid, la testimonianza di Iacopo Melio

“Sono le due di notte e l’inferno sembra sceso qui, al reparto 5A3 del San Giuseppe di Empoli. Eppure questo è solo il primo dei gironi, il più sopportabile di tutti…”, inizia così la testimonianza al quotidiano “La Repubblica” di Iacopo Melio che deciso di affidare ai suoi scritti l’esperienza con il Coronavirus che lo ha portato ad essere ricoverato al reparto 5A3 del San Giuseppe di Empoli.

Un racconto intenso dove ciò che Melio vive giorno per giorno viene fatto emergere anche nei più piccoli dettagli.

“Perché l’inferno è sceso al San Giuseppe, ma qualcuno continua a non voler capire. Il mare di scetticismo non si arresta, anzi si riversa attraverso di me e ciò che sono: “Se si è ammalato Iacopo che non usciva da febbraio… Se lo hanno contagiato i suoi genitori che sono sempre stati attenti…

Se solo il babbo andava al lavoro e a fare la spesa… Se non hanno mai fatto vita sociale e si sono isolati in casa…”.

Sul finire del racconto Melio ha lanciato un monito molto importante: “Che poi io me li immagino, dopo una mia eventuale dipartita: “Eh ma era disabile, aveva una malattia genetica rara, sarebbe bastata una bronchite qualunque ad ucciderlo: è morto col Covid e non di Covid”. Ancora molto, avrebbero loro detto, di quel che a stento riesco a leggere in queste ore. Dalla mia camera del 5A3 del San Giuseppe di Empoli, reparto Covid, mentre fuori le ambulanze non smettono di strillare. Per questo scrivo, perché chiudere gli occhi qui è impossibile: sono le due di notte e l’inferno è già sceso. Non smettiamo di pensarci, non smettiamo e stiamo attenti”.

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