La situazione in Medio Oriente continua a essere estremamente tesa. Da un lato, il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir ha fatto scalpore con dichiarazioni forti riguardo ai prigionieri palestinesi. Dall’altro, il nuovo leader di HamasKhalil al-Hayya è arrivato al Cairo per discutere del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
Intanto, gli scontri continuano in Libano dove Israele ha intensificato i raid nel settore meridionale. Secondo l’Agenzia Nazionale di Stampa libanese le unità israeliane hanno condotto una serie di attacchi contro centri abitati e infrastrutture durante le ore notturne.
Dichiarazioni shock di Ben-Gvir sui prigionieri palestinesi
Ben-Gvir ha dichiarato che farà l’impossibile per garantire l’esecuzione dei prigionieri palestinesi, sperando che vengano impiccati uno per uno.
Ha anche affermato di essere felice che i prigionieri stiano soffrendo in condizioni più dure nelle carceri israeliane.
Il 30 marzo 2026, il parlamento israeliano ha approvato una legge che prevede la pena di morte per impiccagione per i palestinesi condannati per l’uccisione di israeliani, qualora un tribunale militare stabilisca che l’atto di accusa sia motivato da terrorismo o da negazione dell’esistenza dello Stato di Israele.
Hamas al Cairo per negoziare il cessate il fuoco
Khalil al-Hayya, nuovo leader di Hamas, è arrivato al Cairo alla guida di una delegazione di alti funzionari del movimento islamista palestinese. La delegazione dovrebbe discutere del cessate il fuoco a Gaza e delle questioni relative alla prossima fase dell’accordo.
La delegazione comprende anche Mohammed Darwish presidente del Consiglio della Shura di Hamas, Khaled Meshal responsabile delle relazioni internazionali del gruppo, Zaher Jabarin capo di Hamas in Cisgiordania, e Basem Naim responsabile dell’Ufficio per le relazioni arabe e islamiche dell’organizzazione.
Jared Kushner, inviato e genero del presidente degli Stati Uniti donald trump, incontrerà i rappresentanti di Hamas alla presenza di mediatori al termine dei suoi incontri in Israele.
La guerra degli ulivi in Cisgiordania
In Cisgiordania, la situazione è altrettanto tesa. I coloni israeliani continuano a distruggere l’economia palestinese, in particolare gli uliveti. Nel villaggio di Qusra vicino a Nablus i coloni hanno distrutto piante di ulivo e allevamenti di polli.
Abdel al-Hakim Wadi, un abitante del villaggio, ha raccontato che i coloni considerano il campo zona di sicurezza e sono armati. I coloni hanno avvelenato le radici delle piante, segato i rami, appiccato il fuoco o sradicato gli ulivi con bulldozer privati.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha documentato 113 episodi distinti di violenza, molestie, sabotaggio della raccolta o danneggiamento di ulivi e colture nel 2026, che hanno coinvolto civili e soldati israeliani su terreni appartenenti a 51 villaggi, città e comunità palestinesi.
Nonostante le difficoltà, i palestinesi continuano a resistere e a raccogliere le olive, un’attività che per loro ha un valore storico e culturale.
