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L’Fbi diffonde un documento sull’11 settembre che “accusa” l’Arabia Saudita

L’Fbi diffonde un documento che “accusa” l’Arabia Saudita per mezzo di un suo agente che avrebbe operato in California con la copertura di studente

Un terrificante scatto dell'impatto contro le Twin Towers

Venti anni dopo l’orrore di Ground Zero e per decisione diretta di Joe Biden l’Fbi diffonde un documento sull’11 settembre, il primo di una lunga serie di files e che in particolare “accusa” l’Arabia Saudita di aver dato supporto a due dei 18 terroristi autori dell’attentato degli attentati.

Il Federal Bureau of Investigation ha “liberato” il primo dei documenti che erano stati in custodia per oltre 19 anni dalla sezione Analisi della Joint Terrorism Task Force, quella che fino al 9 settembre del 2001 non tenne conto del report di un capitano dei servizi della Marina, Scott Philpott in cui si segnalavano dei nomi finiti nel famoso fascicolo “Able Danger”

Il report Fbi che accusa l’Arabia Saudita: “Supporto a due terroristi dell’11 settembre”

In quel report c’era un lista di uomini considerati “minaccia seria” e di fiancheggiatori possibili che avevano operato dopo il loro addestramento nel campo afgano di Al Quaeda a Tarnak. Fra di loro anche un sedicente studente saudita indicato come operatore dell’intelligence che in California avrebbe aiutato due terroristi. I documenti scottano perciò e sono relativi a quella parte di indagine che Quantico aveva avviato su uno specifico filone: il sospetto sostegno del governo saudita ai dirottatori. 

L’accusa del documento Fbi sull’Arabia Saudita in un report del 2016

Il tema scotta due volte perché da una recente indagine sarebbe emerso che proprio negli Usa si sarebbe addestrato, in una scuola privata gestita da un ex marine, il kill team che aveva ammazzato il giornalista del Washington Post Khassoggi. Ad ogni modo il report Fbi risale al 2016 e fornisce una serie di dettagli sull’indagine: in target il presunto supporto logistico che un funzionario consolare saudita e un sospetto agente dell’intelligence saudita a Los Angeles che “avrebbero fornito (aiuto) ad almeno due degli uomini che hanno dirottato gli aerei l’11 settembre 2001”.

 

Omar al-Bayoumi, il “falso studente” accusato dall’Fbi di essere un agente dell’Arabia Saudita e fiancheggiatore del gruppo di Atta

Nel documento ci sono i verbali di interrogatorio di persone che hanno indicato in Omar al-Bayoumi, ufficialmente uno studente arabo a Los Angeles, essere un agente dell’intelligence saudita che avrebbe poi fornito “assistenza di viaggio, alloggio e finanziamenti” per aiutare i due dirottatori capeggiati da Mohamed Atta. L’uomo, come spiegato, era già in tacca di mira dell’Fbi, ma i terroristi furono più veloci dei servizi Usa che ad inizio settembre 2001 stavano incrociando i dati Cia (dall’estero) con quelli di Quantico e della futura Homeland Security (sull’interno). E il governo saudita aveva protestato a denti stretti già mercoledì per mezzo della sua ambasciata, dichiarando che il rilascio di quel report era “accolto con favore” ma mettendo le mani avanti: “Qualsiasi accusa contro l’Arabia Saudita di complicità negli attacchi dell’11 settembre è da considerarsi categoricamente falsa“. Mani messe più avanti di così raramente se ne sono viste.

Biden gioca d’anticipo e libera il documento Fbi che “accusa” l’Arabia Saudita

Joe Biden aveva accelerato l’iter di desecretazione sul rilascio di quel report dopo che più di 1.600 persone, feriti o familiari di vittime degli attacchi, gli avevano fatto sapere con una lettera ufficiale che era meglio non che non venisse a commemorare la strage del 20mo anniversario se non avesse pubblicato quelle informazioni. E Biden, che aveva già deciso in tal senso, ha colto l’occasione e nel nome di una oggettiva unità nazionale ha vestito i panni del “presidente ubbidiente”.

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