×

Alessandro Curti: “Il mio libro è un inno alla diversità e all’incontro”

Rinunciare alla vana ricerca della perfezione, ma accettarci e scoprire la nostra unicità: così Alessandro Curti presenta “Siamo solo piatti spaiati”.

Alessandro Curti nuovo libro
Alessandro Curti nuovo libro

Scoprire la nostra sorprendente bellezza e apprezzarci nonostante i difetti. Amare sé stessi e gli altri. Imparare dagli errori e valorizzare l’importanza di una sana educazione. Questo e molto altro costituisce il delicato fil rouge con il quale Alessandro Curti ha delineato la trama del suo nuovo libro, “Siamo solo piatti spaiati”.

Nell’intervista esclusiva l’autore ha raccontato il progetto realizzato e il messaggio rivolto soprattutto ai più giovani e agli educatori, dai genitori agli insegnanti. Ha presentato il cortometraggio che trae ispirazione dal suo nuovo libro e svelato i progetti futuri. In particolare, dopo la trilogia appena conclusa, “sto scrivendo la sceneggiatura di un altro cortometraggio legato al mio quarto romanzo”. Il tema è sempre l’universo giovanile e adolescenziale, con attenzione “ad amori, musica, scuola e i tipici problemi di quegli anni”.

Ma non solo: “Sto cominciando a scrivere un nuovo romanzo che parte da una premessa opposta a quella che ha fatto da filo conduttore dei miei libri precedenti e che è tema fondamentale anche in “Siamo solo piatti spaiati”. Come sarebbe se vivessimo in un mondo di tutti uguali?”.

Alessandro Curti, il nuovo libro

Non è solo la storia di un adolescente e del suo educatore, ma un’analisi attenta e curiosa dell’effetto domino che ne deriva.

Al centro della vicenda c’è il libero arbitrio. Il progetto è stato concepito in forma letteraria e filmica, con l’obiettivo di incontrare i ragazzi nelle scuole per affrontare il tema dell’educazione. In un tempo di incertezza, in cui dilaga lo sconforto e prende piede un generale disorientamento tra i più giovani, il ruolo fondamentale dell’educazione e l’importanza della scuola, dal futuro ancora altalenante, emergono con maggiore preponderanza.

Un libro da leggere e condividere. Uno sguardo interessante in particolare per genitori, docenti ed educatori. L’invito è non a cercare la perfezione, ma accettare di essere imperfetti scoprendone la sorprendente bellezza. Solo chi sa vederne l’unicità e la vera bellezza apparecchia con piatti spaiati. Un inno alla diversità, è l’immagine di una tavola apparecchiata con tanti colori, per valorizzare ed esaltare ogni persona, splendida nella sua diversità e speciale nella sua unicità. “Contaminazione” è la parola chiave per leggere, interpretare e decodificare il racconto di Alessandro Curti e il suo nuovo libro. Nel quotidiano ciascuno di noi impara dagli altri e dalle loro esperienze, in uno scambio continuo e meraviglioso. Questo può mandare in crisi, mettere alla prova, ma regala sempre un’occasione per crescere. Il processo educativo è uno scambio. Nessuno è superiore all’altro.

Alessandro Curti nuovo libro

“Siamo umani, ma è ciò che facciamo dopo l’errore che ci qualifica”, è il messaggio del trailer del corto. A tal proposito l’autore del libro ha commentato: “Il principio che ne sta alla base è quello per cui l’uomo è fallace e quindi tutti commettiamo errori. Partendo da questo presupposto, si capisce che non conta tanto l’errore, quanto la reazione che si ha davanti all’errore. Tutti sbagliano, ma il vero sbaglio da parte degli adulti sta nel presentarsi davanti agli adolescenti come adulti perfetti. È in sé un paradosso: la perfezione non esiste e se un giovane si trova davanti un modello di adulto inarrivabile, perché lo ritiene perfetto, parte già con il piede sbagliato. Non potrà mai diventare come lui, quindi molla”. Ma a fare la differenza è il comportamento che si assume dopo un errore: “Si può scegliere: ci si può assumere la responsabilità, si può cercare di porre rimedio all’errore e imparare da esso per non commetterlo più in futuro. Non bisogna colpevolizzare chi commette un errore, ma bisogna accompagnarlo a fare le scelte giuste, superando lo sbaglio commesso. Nell’adolescenza si compiono tanti errori: pensare che i giovani sono sbagliati perché commettono errori è un serio problema. Così facendo non li si aiuta a crescere”.

Il progetto

Alessandro Curti sceglie un linguaggio alla portata di tutti, che non traccia confini tra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti, creando al contrario un’unione speciale. L’adolescente è al centro del racconto e parla in prima persona perché è intorno alla sua figura che tutto ruota, confermando che si è sempre in cammino. Non c’è chi arriva prima o addirittura è già arrivato, ma un sentiero da tracciare. La narrazione non è dall’alto o al di fuori, ma permette al lettore di entrarvi dentro. Andrea è protagonista della trilogia di Alessandro Curti che si conclude con “Siamo solo piatti spaiati”, dopo “Padri imperfetti” e “Mai più sole”, in un fil rouge che unisce padri, madri e figli.

Alessandro Curti nuovo libro

Il progetto è “l’ideale chiusura della mia trilogia, che ha Andrea come protagonista. In “Padri imperfetti” mi concentravo più sulla figura paterna. Nel secondo libro invece, mi sono concentrato sulla figura materna. Ora ho voluto porre al centro del mio romanzo i figli. Alessandro Curti ha spiegato che “Siamo solo piatti spaiati” racconta la storia di Davide, “un adolescente come tutti gli altri, che si trova nei guai con la giustizia e, per questo motivo, viene inserito in una comunità per il percorso penale. È lì che conosce Andrea, con il quale ha inizialmente un rapporto di incontro-scontro. Alla fine però, ne nasce una relazione di crescita per entrambi.

Essere piatti spaiati per Alessandro Curti significa “essere ancorati alla realtà”. “L’umanità è estremamente colorata e variegata. Sarebbe sciocco credere il contrario. I piatti spaiati potrebbero sembrare scompagnati: in realtà ne può derivare un’immagine molto piacevole. I piatti spaiati possono convivere molto bene tra loro, ha commentato. Quindi ha aggiunto: “Davide va in comunità e incontra coetanei molto diversi da lui, per storia, provenienza, etnia ed esperienze di vita. Ma sono tutti ragazzi e riescono a creare un equilibrio, nonostante la loro diversità. Per me è la metafora del mondo odierno: apparentemente siamo tutti scompagnati, ma possiamo trovare aspetti in comune con l’altro e stare bene insieme” e così si scopre la bellezza della diversità e la preziosa unicità di ciascuno.

“Il vero paradosso è che i problemi etnici nascono in età adulta. Oggi i ragazzi sono abituati ad avere in classe compagni stranieri. Per loro però non importa se hanno un’altra nazionalità o se sono di etnia diversa dalla propria. Per loro sono semplicemente dei compagni di classe come tutti gli altri, senza differenze”, ha tenuto a sottolineare.

Il cortometraggio

“Siamo solo piatti spaiati” è anche un corto (produzione C1V Film e Cinzia Tocci) che vede l’esordio cinematografico di Simone Baldasseroni (Biondo, rapper di Amici). Un corto girato interamente a Roma con la partecipazione straordinaria di Massimiliano Vado.

Alessandro Curti nuovo libro

“L’idea del cortometraggio nasce dalla consapevolezza che oggi i ragazzi sono catturati più dalle immagini e meno dalla lettura. Così abbiamo estratto i momenti più significativi del libro per tradurli in immagini, sperando di catturare l’interesse degli adolescenti di oggi, che leggono ma devono essere prima incuriositi. Il cortometraggio serve a questo”, ha spiegato l’autore.

Alessandro Curti nuovo libro

L’educazione e l’adolescenza oggi

A proposito della centralità del ruolo educativo, la cui importanza emerge con maggiore evidenza negli attuali tempi di crisi dettati dalla pandemia, Alessandro Curti ha dichiarato: “La principale carenza educativa oggi risiede nell’ottica dell’educazione non appropriata al contesto attuale, ereditata dalle generazioni precedenti. Il mondo degli adulti è un po’ troppo autocentrato. Se io penso al rapporto che da ragazzo avevo con mio padre, noto che era diametralmente opposto rispetto a quello che oggi ho con mia figlia. Gli adulti hanno una visione vecchio stampo dell’educazione e cadono nell’errore di giudicare il ragazzo che hanno davanti senza guardarlo davvero. I ragazzi vengono categorizzati a priori, considerando gli adolescenti come coloro che non ascoltano gli adulti, un po’ maleducati e sfrontati. In realtà, i ragazzi sono questo, ma sono anche altro”.

Tuttavia, ha precisato: “Gli adolescenti stessi si trovano in un periodo della loro vita in cui ancora non sanno davvero chi sono. Gli adulti dovrebbero avere il piacere della scoperta, senza il quale l’adolescente è condannato a chiudersi in sé stesso e, conseguentemente, rientra nel solito stereotipo. Gli adulti dovrebbero essere più curiosi nei confronti di chi hanno davanti. Basterebbe pensare al passato: i grandi dovrebbero ricordare com’erano da ragazzi per avere conferma che non sono diversi dagli adolescenti di oggi. Oggi come allora, l’adolescente talvolta è ribelle e controcorrente. Lo stile educativo di oggi pecca perché manca l’incontro.

Così Alessandro Curti parlando di “Siamo solo piatti spaiati” ha sottolineato: “Nel romanzo ho cercato di impostare una relazione tra educatore e ragazzo che fosse pulita. Non paritaria, perché il ruolo dell’adulto è ben diverso, ma è calibrata ed equilibrata, perché ognuno deve imparare qualcosa dell’altro, che permette anche di conoscere meglio sé stessi”.

Sugli adolescenti di oggi ha commentato: “Rispetto a quelli delle generazioni precedenti, sono più confusi, perché davanti a sé hanno più miti e più modelli, in questa società in cui ci dicono che l’immagine sia ciò che più conta. L’adolescente non sa chi è dentro e quindi si limita a raccontare chi è fuori, puntando proprio sull’immagine. Ha bisogno di trovare una guida. In passato era una guida autoritaria. Oggi è un po’ lassista: si riconosce tanta autonomia ai ragazzi, che sono liberi di fare tantissime esperienze, ma non viene poi data la possibilità di rielaborarle e discuterle. Per me gli adolescenti di oggi sono soli”. Quindi ha precisato: “La famiglia è diversa rispetto al nucleo familiare di un tempo. I genitori sono spesso fuori casa per lavoro, persi nella loro frenesia quotidiana e non hanno tempo di dedicare tantissimo spazio ai figli. Ma ci sono molti altri adulti che i ragazzi incontrano, dai professori agli allenatori, che dovrebbero sforzarsi ad assumere un ruolo educativo per essere un esempio e offrire un punto di vista alternativo”.

Contents.media
Ultima ora