Mondiali: Pussy Riot escono dal carcere, arrestati di nuovo
Mondiali: Pussy Riot escono dal carcere, arrestati di nuovo
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Mondiali: Pussy Riot escono dal carcere, arrestati di nuovo

Pussy Riot

I quattro membri delle Pussy Riot finiti in carcere dopo che avevano interrotto la finale dei Mondiali 2018 sono stati nuovamente arrestati.

I quattro attivisti delle Pussy Riot incarcerati dopo aver invaso il campo durante la finale dei Mondiali 2018 tra Francia e Croazia sono stati nuovamente arrestati. Stando alle prime informazioni, Veronika Nikulshina, Olga Kuracheva, Olga Pakhtusova e Pyotr Verzilov dovranno rispondere ora dell’accusa di aver organizzato un evento pubblico senza aver prima avvisato il sindaco di Mosca. I quattro rischiano fino a 10 giorni di carcere o una multa da 30mila rubli.

Pussy Riot di nuovo a processo

Dopo aver scontato una detenzione di 15 giorni per aver invaso il campo durante la finale dei Mondiali di calcio di Russia 2018, i quattro membri del collettivo punk russo Pussy Riot sono stati nuovamente arrestati. Su Twitter uno degli attivisti, Pyotr Verzilov, questa mattina ha spiegato di aver passato la notte in una caserma della polizia, insieme alle altre tre ragazze del gruppo, e di essere stato poi trasferito presso il tribunale di Chamovniki (quartiere di Mosca).

Pyotr Verzilov afferma che sta aspettando, con le altre tre attiviste delle Pussy Riot, l’inizio del processo.

Stando alle prime informazioni, sembra che i quattro membri delle Pussy Riot potrebbero dover scontare altri giorni di carcere perché non avevano informato il sindaco di Mosca dell’invasione di campo durante la Coppa del Mondo.

Nikolai Vasilyev, avvocato di Veronika Nikulshina, Olga Kuracheva, Olga Pakhtusova e Pyotr Verzilov, spiega infatti che gli attivisti devono rispondere all’accusa di aver organizzato un evento pubblico senza previa autorizzazione, che comporta una pena detentiva fino a 10 giorni di prigione oppure una multa di fino a 30.000 rubli (circa 480 dollari).

La protesta ai Mondiali

I quattro attivisti delle Pussy Riot il giorno della finale dei Mondiali 2018 avevano indosssato una uniforme della polizia russa e, dopo aver eluso tutti i controlli, sono riusciti a scendere in campo e interrompere brevemente la partita tra Francia e Croazia. L’obiettivo era quello di condannare le politiche della FIFA, chiedere riforme in Russia a favore della libertà di parola e di espressione e protestare contro i poteri dati alla polizia.

Durante l’invasione, l’attaccante francese Kylian Mbappé si è schierato da parte delle Pussy Riot mentre, al contrario, il difensore croato Dejan Lovren ha reagito con rabbia entrando in contatto con l’unico uomo del gruppo, Pyotr Verzilov.

“Ero arrabbiato perché in quel momento stavamo giocando bene” si è giustificato al termine della partita il 29enne. “Stavamo giocando una buona partita e poi è arrivata questa interruzione, ho perso la testa e ho afferrato il ragazzo perché avrei voluto buttarlo fuori dallo stadio”.

A far uscire i quattro membri delle Pussy Riot dal campo sono state poi le forze dell’ordine. Veronika Nikulshina, Olga Kuracheva, Olga Pakhtusova e Pyotr Verzilov sono stati quindi condannati a scontare 15 giorni di carcere e a pagare una multa da 1.500 rubli (circa 23,80 dollari) per aver indossato illegalmente le uniformi della polizia. Inoltre, i quattro attivisti sono stati banditi per tre anni da tutti gli stadi.

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