È morto a 62 anni Gianni “Yannino” Dettori, artista e trasformista tra i volti più originali della scena a Cagliari. Dopo oltre quarant’anni di carriera e una lunga battaglia contro la malattia, lascia un ricordo profondo anche nella comunità LGBT+, di cui era considerato una figura importante.
La morte di Gianni “Yannino” Dettori dopo la lunga malattia
Cagliari perde uno dei suoi personaggi più eccentrici e riconoscibili. Gianni “Yannino” Dettori è morto a 62 anni dopo aver affrontato per oltre un anno un linfoma di Burkitt al quarto grado, una forma particolarmente aggressiva della malattia. La sua lunga esperienza artistica, iniziata più di quarant’anni fa, lo aveva portato a muoversi tra teatro, cabaret, circo, locali e televisione, diventando una presenza importante nella scena culturale cittadina.
Negli ultimi mesi aveva raccontato pubblicamente la difficoltà del percorso vissuto in ospedale: “Più di un anno di ricovero al Businco – Mi ha cambiato la vita lavorativa, di salute, affettiva”.
Nonostante le condizioni di salute, Dettori aveva scelto di tornare in mezzo alla sua gente: l’ultima apparizione risale infatti al Sardegna Pride del 27 giugno, al Parco della Musica, dove aveva ricevuto l’affetto del pubblico.
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Gianni “Yannino” Dettori: una carriera tra trasformismo, televisione e impegno nella comunità LGBT+
Il nome di Yannino è legato soprattutto alla sua capacità di trasformarsi rapidamente in personaggi completamente diversi, una caratteristica che aveva fatto della sua arte qualcosa di unico. In pochi secondi riusciva a cambiare aspetto e interpretazione, passando da figure come Monica Vitti e Sandra Mondaini a Giorgio Gaber ed Ettore Petrolini. Negli anni Ottanta aveva dato vita al duo Giancarlotta, esperienza che lo aveva portato anche sul piccolo schermo al fianco di Pippo Baudo nella trasmissione Rai Gran Premio.
Successivamente aveva intrapreso il percorso solista con il Gianni Dettori Show, portato per anni sui palcoscenici di diverse città italiane. Il suo modo di esibirsi, libero dalle classificazioni, attraversava mimo, teatro, cabaret, trasformismo e performance en travesti. Per la comunità LGBT+ cagliaritana rappresentava inoltre una figura anticipatrice, avendo iniziato a esibirsi in abiti femminili quando il fenomeno drag non aveva ancora la visibilità attuale.
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