Una nuova tragedia scuote le rotte migratorie del Corno d’Africa. Un’imbarcazione diretta in Yemen si è capovolta al largo di Gibuti nella notte tra l’8 e il 9 ottobre, provocando almeno 139 morti, tra cui 15 bambini. Mentre proseguono le ricerche dei dispersi e i soccorsi ai superstiti, il naufragio riaccende i riflettori sui pericoli della Rotta Orientale, percorsa ogni anno da migliaia di persone in fuga da povertà, conflitti e crisi umanitarie.
La Rotta Orientale sempre più pericolosa: oltre 900 morti o dispersi nel 2025
Il naufragio riporta l’attenzione sui rischi della Rotta Orientale, il corridoio migratorio che attraversa il Corno d’Africa e lo stretto di Bab el-Mandeb, collegando Gibuti allo Yemen e alla penisola arabica. Ogni anno migliaia di persone affrontano questa traversata nella speranza di raggiungere i Paesi del Golfo e trovare condizioni di vita migliori.
A spingerle sono soprattutto povertà, disoccupazione, insicurezza alimentare, conflitti e conseguenze dei cambiamenti climatici. Secondo i dati dell’Oim, nel 2025 lungo questo percorso sono state registrate 922 vittime tra morti e dispersi, quasi il doppio rispetto alle 558 del 2024, mentre i movimenti migratori in uscita sono aumentati del 18%.
Nonostante i rischi, il flusso di partenze non si arresta: dall’Etiopia verso Gibuti sono stati registrati oltre 20mila movimenti a partire dal 10 settembre, secondo i dati citati dall’agenzia Onu.
Di fronte all’aumento delle tragedie, l’Oim ha chiesto ai donatori e ai partner internazionali di rafforzare i finanziamenti per potenziare le operazioni di soccorso e i servizi di assistenza.
Naufragio al largo di Gibuti, almeno 139 morti: tra le vittime anche 15 bambini
Il bilancio del naufragio di un’imbarcazione di migranti nelle acque di Gibuti, nel Corno d’Africa, è salito ad almeno 139 vittime, tra cui 15 bambini. La tragedia si è verificata nella notte tra l’8 e il 9 ottobre, quando un barcone diretto in Yemen si è capovolto nei pressi di Guhere, a nord della città costiera di Obock. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, a bordo si trovavano centinaia di persone, partite con l’obiettivo di raggiungere lo Yemen e, successivamente, i Paesi del Golfo.
Le operazioni di ricerca e recupero sono coordinate dalle autorità gibutiane con il supporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), impegnata anche nell’assistenza ai superstiti. I sopravvissuti accertati sono circa 82, in gran parte di nazionalità etiope, e alcuni di loro sono stati trasferiti in un centro di accoglienza a Obock. Le squadre sul posto stanno inoltre fornendo cure mediche e supporto d’emergenza, mentre proseguono le attività per individuare le persone disperse e gestire le sepolture. «Si tratta di una perdita di vite umane devastante», ha dichiarato Alexandre Coissac, capo missione dell’Oim a Gibuti, sottolineando come questa tragedia rappresenti «un duro promemoria dei pericoli affrontati lungo questo corridoio migratorio».
