La nuova legge elettorale supera l’ultimo decisivo passaggio alla Camera: il testo è stato approvato con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Dopo mesi di scontri e modifiche parlamentari, la riforma voluta dal governo Meloni arriva così al traguardo. Ma cosa cambia ora e quali effetti avrà sulle prossime elezioni?
Nuova legge elettorale, il sì della Camera: approvata con 227 voti
La Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari, superando la maggioranza richiesta di 196 voti. Il via libera è arrivato con il voto finale a scrutinio segreto, ultimo passaggio di un iter parlamentare iniziato nell’estate del 2025. Dopo il risultato, dai banchi della maggioranza è partito un lungo applauso.
L’opposizione ha invece mostrato alcuni cartelli con messaggi contro la riforma, tra cui “Legge truffa” e “No all’imbroglio”.
Si tratta del terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche introdotte dal Senato, che prevedono il sistema delle preferenze con capilista bloccati e l’aumento del numero di firme necessarie per le forze politiche non presenti in Parlamento che intendono partecipare alle elezioni.
Nei giorni precedenti, la Camera aveva già approvato i primi tre articoli e l’ottavo, con il governo che aveva posto la questione di fiducia sui primi tre.
Via libera della Camera alla nuova legge elettorale: scontro in Aula tra maggioranza e opposizioni
Il voto è stato preceduto da un confronto particolarmente acceso. L’intervento di Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha provocato proteste dai banchi dell’opposizione, mentre i deputati del suo gruppo lo hanno applaudito. Dure le dichiarazioni dei rappresentanti delle minoranze. La segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato la maggioranza di aver riproposto una riforma già respinta a luglio “per la paura del giudizio degli elettori” e ha contestato anche le conseguenze sul fronte della rappresentanza femminile: “La prima presidente del Consiglio donna ha cancellato la parità di genere”.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha attaccato il governo durante le dichiarazioni di voto: “Con la sua faccia tosta non ci stupisce quasi più, ti manderemo a casa”, riferendosi a Giorgia Meloni. Matteo Richetti, capogruppo di Azione, ha invece lanciato l’allarme sulla presenza delle donne in Parlamento: “Rischiamo di avere un Parlamento senza donne”. Critiche anche da Angelo Bonelli, secondo cui “questa legge elettorale” sarebbe “assolutamente incostituzionale”, mentre Riccardo Magi di +Europa ha parlato di una “torsione antidemocratica”. Di segno opposto gli interventi della maggioranza, che ha difeso il provvedimento e la necessità di arrivare a una nuova disciplina elettorale.
Cosa cambia ora con la nuova legge elettorale
Il provvedimento, ribattezzato “Stabilicum” dalla maggioranza e “Melonellum” dalle opposizioni, introduce un sistema proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza. La novità principale rispetto al Rosatellum è il superamento dei collegi uninominali: i seggi vengono assegnati sulla base dei voti ottenuti da liste e coalizioni, con una soglia del 3% per l’accesso. Il premio scatta se una lista o coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere e consiste in 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, con un tetto massimo fissato a 220 deputati e 113 senatori.
Tra le modifiche introdotte nel corso dell’iter parlamentare c’è anche il meccanismo delle preferenze con capilista bloccati, mentre le forze politiche dovranno indicare, al momento della presentazione del simbolo e del programma, il candidato presidente del Consiglio che intendono proporre al Capo dello Stato. Il nome, tuttavia, non comparirà sulla scheda elettorale. Per i partiti non presenti in Parlamento è inoltre previsto un aumento delle firme necessarie per poter partecipare alle elezioni.
Il voto finale alla Camera non era legato a una questione di fiducia: un’eventuale bocciatura non avrebbe comportato automaticamente le dimissioni del governo, ma avrebbe rappresentato una rilevante battuta d’arresto politica per Giorgia Meloni. Il passaggio era inoltre particolarmente delicato perché si è svolto a scrutinio segreto, dopo il precedente di luglio, quando un emendamento sulle preferenze era stato bocciato con lo stesso tipo di votazione. Con l’approvazione definitiva, il nuovo sistema prende il posto del Rosatellum; resta ora da verificare, sul piano politico, quale effetto produrrà sulla composizione del prossimo Parlamento e sulla formazione delle maggioranze.
